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Tre indagati per i rifiuti abusivi accumulati al parco S.Giuliano

Sotto inchiesta il direttore lavori del Comune e i responsabili delle ditte al lavoro: 45 i metri cubi da smaltire, ma l’Home Venice Festival si svolgerà regolarmente
La Nuova di Venezia, 6 luglio 2019, sezione Cronaca

MESTRE. Il pubblico ministero Andrea Petroni ha convalidato il sequestro conservativo dei due cumuli di terreno presumibilmente inquinato (scavato nei fondali del parco di San Giuliano, nato su una vecchia discarica industriale e poi di rifiuti): 45 metri cubi scavati per far posto agli impianti del Home Venice Festival, non smaltiti, ma accumulati a ridosso del polo nautico, richiamando l’attenzione dei carabinieri del Nucleo Forestale, che nei giorni scorsi vi hanno messo i sigilli.

Il pubblico ministero ha aperto un fascicolo di indagine per gestione illecita di rifiuti, iscrivendo al registro degli indagati – atto dovuto in questa fase, per permettere tutte le verifiche del caso, con la nomina di consulenti di parte – il direttore dei lavori, il dirigente del Comune di Venezia Roberto Buzzo, e gli imprenditori rappresentanti delle ditte al lavoro, Ugo Guglielmo Brunelli e Roberto Venturini, veronesi.

Si è nelle primissime fasi delle indagini e – quel che più conta – dovranno essere effettuate analisi sulla qualità delle terre, scavate in profondità per realizzare le strutture di servizio a un uso anche “musicale” di parco San Giuliano. Lavori progettati e finanziati dal Comune di Venezia, con 2,5 milioni di euro provenienti dal Patto per la città, firmato a suo tempo tra il sindaco Brugnaro e l’allora premier Renzi.

L’indagine non pregiudicherà il regolare svolgimento del Home Venice Festival, al 12 al 14 luglio. Anche gli organizzatori rassicurano: nessun intoppo, visto che i terreni sequestrati sono lontani dall’area del festival. D’altra parte, lo stesso Comune ha già fatto sapere alla Procura di essere pronto a liberare l’area, per smaltire regolarmente il materiale scavato, ora messo in sicurezza, ma che presenterebbe anche fibre di amianto e pezzi di vetro: il tutto proveniente dalle “profondità” del parco, scavate per dotare l’area del Tamburello di sottoservizi e pali per reggere i 3 metri della recinzione del festival. A presentare l’esposto che ha dato il via all’indagine è stata Legambiente Venezia, rilevando che il progetto per l’area eventi mancava di Vinca, Via e parere della Soprintendenza. Altri si erano mossi, come Gli Amici del parco di San Giuliano, che hanno chiesto lumi agli uffici del Comune e all’Arpav.

La ex Provincia aveva prescritto l’esecuzione di un monitoraggio post bonifica della durata di 25 anni, con controlli e campionamenti a cadenza semestrale per i primi tre anni ed a cadenza annuale nei successivi. Una recente determina del settore Ambiente affida 46 mila euro a Veritas proprio per proseguire i monitoraggi che tra 2016 e 2017 avevano visto l’esecuzione di sei campagne. Controlli che si erano interrotti perché il finanziamento di 100 mila euro stanziato dalla Regione Veneto nel 2015, era diventato operativo solo nel 2018.
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Venezia, cadmio nell’aria a Murano: sigilli a quattordici aziende

Indagine della Finanza, 19 denunciati anche per rifiuti e smaltimenti errati
Il Corriere del Veneto, 5 luglio 2019, cronaca di Venezia e Mestre

VENEZIA Qualcuno per anni non ha fatto manutenzione agli impianti. Altri, addirittura, non potevano nemmeno produrre il vetro perché non avevano l’autorizzazione alle emissioni in aria. Le analisi dell’Arpav lo avevano rilevato: i livelli di cadmio nell’aria a Murano erano ancora troppo alti, nonostante il dimezzamento in due anni. I controlli della Guardia di finanza lo hanno dimostrato: nel 2018, su 89 vetrerie controllate 14 non erano in regola. Nell’arco di un anno e mezzo gli impianti di queste aziende sono stati sequestrati e le società stanno provvedendo all’adeguamento delle fornaci per poter ottenere l’autorizzazione. Ma c’è di più: alcune delle ditte depositavano in maniera incontrollata tonnellate di rifiuti, molti dei quali pericolosi, rischiando di contaminare l’ecosistema lagunare. I numeri dell’indagine, cominciata a gennaio 2018 e conclusa in questi giorni sotto il coordinamento del pm Giorgio Gava, parlano chiaro: sigilli a 14 impianti, 19 titolari delle vetrerie denunciati, 11 mila chili di rifiuti speciali e pericolosi sequestrati insieme alle quattro aree in cui erano depositati, oltre 27 chili di cadmio detenuto in maniera irregolare e 15mila chili di rifiuti non smaltiti. Le multe sono di 21mila euro totali. Continua a leggere