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«A Fusina non ci sarà alcun nuovo inceneritore»

Veritas spiega che l’obiettivo è quello di raggiungere l’autosufficienza nel recupero del css. Nessuna volontà di costruire il più grande termovalorizzatore del Veneto
Da Venezia Today, 2 ottobre 2019, sezione Cronaca

«A Fusina non è prevista la realizzazione del più grande termovalorizzatore del Veneto, contrariamente a quando hanno dichiarato tre associazioni, illustrando le loro osservazioni al progetto sottoposto da Veritas a procedura regionale di Valutazione di impatto ambientale». La dichiarazione, a mezzo nota stampa, è della stessa società partecipata del Comune di Venezia.

Autosufficienza nel recupero del Css
Come spiegato da Veritas, ciò che è previsto ed è stato chiesto alla Regione, sarebbe la possibilità di raggiungere l’autosufficienza nel recupero energetico del Css (combustibile solido secondario), che entro cinque anni non sarà più possibile cedere ad Enel perché lo trasformi in energia elettrica insieme al carbone. «Il progetto – si legge nella nota – riguarda dunque la possibilità di rimpiazzare con il Css il legno non riciclabile, già adesso utilizzato per produrre energia per l’autofunzionamento dell’impianto.

Il progetto di Veritas
Il progetto prevedrebbe l’uso del calore dell’impianto attualmente alimentato con legno non riciclabile per essiccare i fanghi da depurazione civile prodotti nel nostro territorio, di ridurli e usarli come biomassa per recuperare energia. «Si tratta di un miglioramento per l’ambiente, – aggiungono da Veritas – dal momento che i fanghi non finiranno più in discarica, né in agricoltura, in linea con le migliori pratiche di trattamento».

«Forniti dati non corretti»
«Le associazioni hanno fornito dati non corretti sulle quantità di materiale che sarìanno utilizzate nell’impianto, – conclude la società – confondendo il materiale in ingresso con quello che invece risulta dopo il trattamento». L’impianto di Fusina sarebbe autorizzato a trasformare in Css circa 150mila tonnellate di rifiuto secco all’anno, parte delle 530mila raccolte nell’area metropolitana di Venezia e a Mogliano Veneto. Per quanto riguarda invece i fanghi da depurazione civile, – per intendersi, i liquami prodotti quando tiriamo lo sciacquone del wc – il progetto prevede di trattarne 90mila tonnellate, che dopo il processo di essiccazione cui sono sottoposti, diventano 45mila. Veritas prevede inoltre di utilizzare 50mila tonnellate di legno non riciclabile.
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Bottacin: «Il Nord rischia di diventare la pattumiera dell’Italia»

La Nuova di Venezia, 6 settembre 2019, sezione Regione

VENEZIA. «Per quanto riguarda la circolazione dei rifiuti speciali è necessario un metodo nuovo, che vada verso l’autosufficienza, che deve essere per tutti». Lo rileva l’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin, che sul tema sta predisponendo un dossier da consegnare al confermato Ministro per l’Ambiente Sergio Costa.

«Sarà una dura battaglia, viste le già non poche difficoltà riscontrate con il precedente Governo – spiega l’assessore – l’approccio negativo all’apertura di nuovi inceneritori nelle Regioni che ha caratterizzato le politiche ambientali del M5S non ha certo aiutato ad affrontare il problema». Per Bottacin «finché permarrà la libera circolazione dei rifiuti speciali in Italia e in Europa, ci saranno sempre Regioni non virtuose che porteranno i loro rifiuti a smaltire in casa di chi invece virtuoso lo è, come nel caso del Veneto. Un criterio aberrante che, se non corretto in tempo, nel medio-lungo termine rischia di vanificare gli sforzi delle realtà più evolute e attente».

«Non si può più neppure ragionare in termini di sola autosufficienza obbligatoria per il rifiuto solido urbano, – precisa Bottacin – anche perché qualcuno effettuando una piccola lavorazione su tale rifiuto, già ora può fargli cambiare codice, aprendo, quindi, alla possibilità di trasportarlo in altre Regioni. In tal senso, sono molteplici i casi di rifiuti che, così modificati, trasmigrano da sud a nord».

«La Regione Veneto ha cercato di arginare il problema del cambio codice – prosegue – adottando una ferrea delibera di Giunta, ma ci è stata impugnata e bloccata dal Tar». «Purtroppo, questo continuo non decidere, tipico di cattiva politica, non risolve ma amplifica il problema – dice Bottacin – perché apre le porte al rischio che si verifichino sempre più spesso situazioni come quelle emerse mesi fa in Toscana, con il noto scandalo del “giro bolla”. L’unica soluzione non può, quindi, essere che responsabilizzare le singole Regioni e indurle a gestire anche i rifiuti speciali».
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