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Le torce accese fanno paura: «Impianto guasto una volta al mese»

Versalis, fuoco e fumo nero visibili da tutta la laguna. Bettin: «Preocupa il ripetersi di queste situazioni». Investimenti fermi
La Nuova di Venezia, 23 luglio 2019, sezione Cronaca

PORTO MARGHERA. Un incidente al mese. In aprile il «blocco del compressore», in maggio il riavvio degli impianti. Il 25 giugno e domenica scorsa, 21 luglio, un guasto alla pompa. Per l’ennesima volta, domenica e anche ieri sera, le torce dell’impianto Versalis a Marghera hanno bruciato tonnellate di sostanze tossiche, etilene e propilene. Fiamme alte e un fumo nero intenso, visibile anche dal Lido, dal Cavallino e da Chioggia. Allarme tra i cittadini, che denunciano il «pericolo chimico». Impianti vecchi, quelli della Versalis, che il gruppo Eni dovrebbe migliorare con investimenti per 300 milioni di euro.

«Ma l’operazione non decolla. «Preoccupa soprattutto il ripetersi di questi episodi», denuncia il presidente della Municipalità di Marghera ed ex assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, «e preoccupa il fatto che invece di riconvertire, Eni insista con queste produzioni. Gli impianti vengono affittati a multinazionali estere. Perché in questo momento, con il petrolio che costa poco, conviene far andare gli impianti utilizzando la Virgin nafta, un derivato del petrolio». Ma l’allarme sociale per il ripetersi di incidenti è grande. «Abbiamo chiesto ad Arpav i dati delle emissioni», continua Bettin, «fino ad ora sappiamo soltanto quanto comunicato dall’azienda e dal Comune: le quantità di sostanze tossiche sarebbero nella norma. Certo non si è trattato di aria di montagna».

Le torce hanno continuato a bruciare prodotti chimici per tutta la notte. Com’era successo anche a fine giugno. Cielo rosso e una enorme nuvola nera che ha stazionato per ore sopra Venezia e la laguna: Co2, veleni e polveri sottili in grande quantità. Nei piani di rilancio di Eni è prevista la costruzione di una nuova torcia a terra, come già per Brindisi. Servirà per non far vedere da lontano lo sfiato e la combustione dell’etilene in casi di emergenza. Ma servirà solo fino a certe quantità. Domenica sera, visto il blocco della pompa, sarebbero state accese tutte e tre. Ma la produzione chimica, per anni al centro di lotte dei cittadini e contestazioni per la sua pericolosià, continua con impianti sempre più obsoleti. «Aspettiamo questo piano di investimenti», dicono preoccupati i sindacati.

I comitati dei cittadini per il Rischio chimico chiedono notizie e garanzie sulla qualità dell’aria. Domenica e lunedì sera, poco dopo le 20, migliaia di cittadini hanno lanciato l’allarme sui social e allertato la centrale dei vigili del Fuoco e delle forze di polizia. «Tutto sotto controllo», la risposta dell’azienda, «si tratta di normale attività quando si verifica un guasto». Ma la qualità dell’aria nella notte di domenica non è stata delle migliori. «Una vergogna, questi guasti si ripetono, ci avvelenano», protesta l’avvocato Mario D’Elia, rappresentante del Movimento per Venezia. «Situazione preoccupante, chiederemo dati e garanzie», dice Bettin, «il rischio chimico c’è ancora, anche se non c’è più il fosgene. L’emergenza adesso sono le emissioni inquinati».
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I medici di base sono sempre meno e aumenta la mortalità per tumore

La nostra provincia tra le ultime in Italia per numero di medici generici e per decessi da cancro Il presidente dell’Ordine: «Fondamentale la prima linea del fronte per una diagnostica tempestiva»
La Nuova di Venezia, 21 maggio 2019, sezione Cronaca

Come si vive a Venezia? Non particolarmente bene, ma c’è chi se la passa decisamente peggio. È quanto emerge da un report pubblicato da Il Sole24Ore che ha stilato la classifica della qualità della vita nelle province italiane, prendendo come parametri alcuni aspetti legati alla salute: l’incidenza delle malattie sul territorio, la possibilità di curarle attraverso farmaci, il tasso di mortalità legato ad alcune patologie. In questa particolare classifica, Venezia si colloca al 36esimo posto su 107. Meglio Padova (9°), Verona (11°), Treviso (12°) e Vicenza (18°). Peggio invece Rovigo, che si colloca al 105esimo posto di un elenco in cui primeggia Bolzano e che vede come fanalino di coda Rieti.

Se si guardano i 12 parametri presi in considerazione dal quotidiano economico per stilare la classifica, si scopre che Venezia ha alcuni aspetti dolenti. Balza agli occhi che Venezia è all’81° posto per mortalità per tumore, calcolata alla luce del numero di morti ogni 1.000 abitanti nei cinque anni presi in esame (2012-2016). Che significa che a Venezia l’incidenza tumorale è elevata e che, rispetto a molte altre città, i morti sono tanti. «Tra le diverse cause», spiega il presidente dell’Ordine dei medici Giovanni Leoni, «c’è l’inquinamento ambientale a cui si sommano i cattivi stili di vita: il tabagismo, l’abuso di alcolici e la scorretta alimentazione». C’è poi un altro aspetto legato alla diagnostica. Tra i diversi parametri, Venezia risulta infatti all’86esimo posto per numero di medici di medicina generale, calcolati valutando il numero di professionisti attivi ogni 1.000 abitanti a marzo 2019. Continua a leggere