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Mose, scontro sulle cerniere da sistemare Linetti “riassunto” come consulente

Era andato in pensione l’1 settembre. Le mancate nomine e la diversità di vedute con i commissari. I conflitti di interesse
La Nuova di Venezia, 9 ottobre 2019, sezione Cronaca

Se n’era andato in pensione un mese fa da provveditore. Adesso Roberto Linetti, ingegnere romano ed ex dirigente del ministero delle Infrastrutture, torna in laguna da consulente. L’incarico «di consulenza e studio per le attività del Mose» è a titolo gratuito, ed è stato firmato dal Capo Dipartimento a termine del ministero, l’architetto Maria Lucia Conti. Anche lei «ripescata» dalla pensione nel maggio scorso. Un ritorno che Linetti ha cercato. E adesso ottenuto, manca solo la registrazione della Corte dei Conti, per le sue competenze in materia. Che riaccende però conflittualità mai sopite. Solo qualche mese fa, nel corso del convegno sul futuro del Mose, il commissario straordinario dell’Anticorruzione Raffaele Fiengo aveva attaccato frontalmente Linetti. Quest’ultimo aveva risposto accusando i commissari di «non aver fatto nulla».

Uno scontro culminato nelle nomine firmate da Linetti sulla commissione di gara per i restauri delle cerniere ammalorate del Mose. La gara 53, con 34 milioni di euro da spendere, decisa per cominciare a togliere la ruggine dal cuore del sistema Mose. E per studiare sistemi in grado di avere una durata maggiore. Ma sui nomi dei commissari – l’ingegnere Dario Berti ex Comar, la società che ha lavorato alle vecchie cerniere, Susanna Ramundo ex dirigente Rina, il registro navale che ha dato perizie sul funzionamento delle cerniere e la vice provveditrice Cinzia Zincone – gli amministratori straordinari del Consorzio hanno avanzato dubbi pesanti e chiesto chiarimenti all’Anac di Cantone. «Conflitto di interessi», perché potrebbero trovarsi a decidere su cose che li hanno visti al lavoro come consulenti. Problema che potrebbe presentarsi a parti invertite anche per lo stesso Linetti. Che dovrà ora occuparsi del Mose proprio a partire dalle sue tante criticità e dalle cerniere. Su questo tema è già stato convocato un vertice tecnico nella sede del Provveditorato. Ma ancora non è risolto il nodo delle competenze e di chi avrà in mano la gestione del sistema, una volta che questo sarà concluso e collaudato, nel 2022. Continua a leggere

L’allarme dell’esperto: «Vedrete, il Mose ucciderà la laguna»

Il professor Albert Ammerman: «Sottovalutati gli effetti dell’innalzamento delle acque: le barriere si dovranno alzare almeno 150 volte l’anno»
La Nuova di Venezia, 1 ottobre 2019, sezione Cronaca

«Con l’aumento del livello del mare previsto il Mose non salverà Venezia. Anzi, potrebbe essere la prima causa della morte della laguna». Il professor Albert Ammerman, archeologo e studioso di fama internazionale con Cattedra alla Colgate University di New York, lo aveva già previsto 19 anni fa. Il suo studio apparso allora sulla rivista americana «Science Reprint» lanciava l’allarme nel coro di entusiasti sostenitori della grande opera da sei miliardi di euro.

«Un aumento del livello del mare di un metro nei prossimi cento anni», scriveva nel suo articolo «Saving Venice», pubblicato il 24 agosto del 2000, «renderà del tutto inutili le barriere mobili». Oggi, vent’anni dopo, è cambiato il mondo. Il monopolio del Consorzio ha subìto una battuta d’arresto. Lo scandalo e le disillusioni sull’opera salvifica hanno alzato il velo su decenni di silenzi dovuti al monopolio assoluto. E la tendenza delineata da Ammerman si è rafforzata. «In quegli anni le critiche degli scienziati indipendenti non venivano considerate per niente», sorride il professore, che ha da anni casa a Venezia e ha scoperto nuove ipotesi sulle origini medievali di San Marco.

Cosa successe allora?
«Ci fu una grande sottovalutazione», racconta, «dei livelli futuri del mare. Si parlava di pochi centimetri, al massimo 20 o 30 in un secolo. Su quella base fu fatto il progetto. Tutti d’accordo. Organizzarono anche un convegno a Cambridge per avere la benedizione della comunità scientifica».

Invece?
«Invece oggi sappiamo con certezza che trenta centimetri li avremo tra pochi decenni, solo dovuti all’aumento della temperatura global warming e allo scioglimento dei ghiacciai. Se a questo sommiamo le altre cause come la subsidenza e la meteorologia arriviamo a cifre importanti, almeno 50 centimetri nello scenario più ottimistico».

Che conseguenze può avere questo sul funzionamento del Mose?
«Non hanno pensato a quello che succederà a lungo termine. Le barriere mobili del Mose si dovranno alzare almeno 150 volte in un anno, quasi un giorno sì e un giorno no. Nel periodo di autunno-inverno, quando gli eventi sono maggiori, anche ogni giorno, per settimane. Non basta. Perché con l’aumento delle temperature il novembre di oggi sarà come l’inizio di settembre fra qualche decennio».

Che significa?
«Che non saremo in condizioni di vita “ridotta”, come avevano spiegato gli esperti del Mose. Chiudere la laguna in quelle condizioni potrebbe decretarne la fine. La morte degli organismi viventi, l’inquinamento e il mancato ricambio delle acque. Lo ha scritto anche l’Economist adesso in un servizio intitolato «The higher tide». Le barriere sul Tamigi sono state alzate solo otto volte dal 1983, anno della loro costruzione, al 1990. Ma dal 2000 a oggi 144 volte. Il Mose che dicono sia costato 5 miliardi e mezzo di euro, in realtà molto di più, dovrebbe essere alzato ogni giorno. Con un metro di aumento del livello del mare sarebbe del tutto pointless, inutile, senza senso».

Allora il Mose anche se funzionerà e sarà inaugurato nel 2021, non sarà una difesa affidabile per il futuro.
«Assolutamente (no, ndr). Già nel 2000 scrivevo che era giunto il momento di fermarsi., E di avviare una nuova gara internazionale per trovare un progetto più adatto a difendere Venezia dall’acqua alta».

Oggi quale potrebbe essere questo progetto?
«Le difese locali, come stanno facendo anche a San Marco per difendere la Basilica. Così si potranno ridurre le maree medio alte, Che sono la grande maggioranza e danneggiano le murature e le pietre della città».
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