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Smog record, tornano i blocchi sulle strade Venezia nella top ten delle città inquinate

Il report dell’Arpav conferma la gravità della situazione: sforamenti quasi quotidiani di polveri sottili, Ipa e azoto
La Nuova di Venezia, 1 ottobre 2019, sezione Cronaca

Venezia, unica città metropolitana italiana ad essere immersa in buona parte nell’acqua e priva di strade asfaltate piene di veicoli a tutte le ore, non si salva, nemmeno quest’anno, dalle misure di allerta (verde, arancio, rossa) con i blocchi del traffico anti-smog, che entrano in vigore da oggi, soltanto per il traffico stradale. Eppure continua ad essere nella “top ten” delle dieci città capoluogo più inquinate d’Italia da polveri sottili e ultrasottili: con un 4° posto nella classifica del 2018 per lo sforamento dei limiti giornalieri e della media mensile di sicurezza sanitaria prevista per le concentrazioni di questi inquinanti nell’aria se si prende in considerazione la centralina di “riferimento urbano” dell’Arpav e al 1° posto se si guarda, invece, ai dati della centralina di via Tagliamento, ridosso della tangenziale di Mestre.

Quest’anno la situazione potrebbe essere ancora peggiore: a tutt’oggi, infatti, cinque centraline di monitoraggio della qualità dell’aria che respiriamo, sulle sei esistenti nell’area urbana che fanno capo alla rete dell’Arpav hanno già superato abbondantemente il limite dei 35 superamenti all’anno del limite giornaliero e l’unica che si è salvata, quella in Rio Novo a Venezia, in compenso ha livelli record di inquinamento da biossido di azoto. Nel resto dell’area provinciale veneziana la situazione è pressocché analoga, con superamenti dei “valori limite” per le polveri, a cominciare da Portogruaro, Chioggia e gran parte dei comuni della Riviera del Brenta, Miranese. Il fatto è che nel nostro comune al l traffico di autoveicoli sulle strade della terraferma mestrina si somma a quello delle grandi navi, di barche e barchini, vaporetti e traghetti che percorrono i canali del centro storico e del porto commerciale e turistico.

A conferma di questo quadro preoccupante, dal punto di vista delle conseguenze sulla salute umana e l’ambiente creata da livelli così alti e costanti di polveri e altri inquinanti (benzene, idrocarburi aromatici, nell’aria c’è il rapporto annuale dell’Arpav, relativo al 2018, pubblicato sul sito internet dell’agenzia regionale per l’ambiente ma non ancora presentato dall’amministrazione comunale. «Anche nel 2018 l’indicatore della qualità dell’aria relativo alle concentrazioni di polveri sottili (Pm10) resta il più critico tra quelli normati, in particolare per la difficoltà di rispettare il valore limite giornaliero» spiega il Rapporto dell’Arpav che aggiunge «pure le concentrazioni di polveri ultrasottili (il Pm2,5 che penetra direttamente nell’apparato respiratorio (dalla trachea sino agli alveoli polmonari) evidenzia un picco di concentrazione nei mesi invernali, con una netta tendenza al superamento del valore limite». Il Rapporto evidenzia che anche: «gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e in particolare le concentrazione di benzo(a)pirene mostrano picchi di concentrazione nella stagione fredda che superano ampiamente il valore obiettivo annuale».
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Presenza di Pfas a Porto Marghera, l’autocontrollo della Regione

«In assenza di una legge nazionale che ponga limiti, il Veneto, vista la contaminazione in alcune zone del territorio, ha fissato con decreto di imporre un monitoraggio dell’area»
Da Venezia Today, 13 agosto 2019, sezione Cronaca

Sg31 è l’impianto di trattamento dei liquidi e delle acque reflue di Porto Marghera. Questa struttura “filtra” i rifiuti prima di liberarli in mare, a 10 chilometri dalla costa, attraverso il Pif (Piano integrato di Fusina), il depuratore a valle. Sg31 è gestito da Sifa (Sistema Integrato Fusina Ambiente, in parte della Regione), che dalle analisi effettuate ha riscontrato la presenza di Pfas (sostanze perfluoroalchiliche). In questo modo. «Le sostanze inquinanti – ha spiegato la Regione – sono state trovate perché, in assenza di una legge nazionale che ponga limiti, il Veneto, considerata la contaminazione in alcune zone del territorio, ha deciso con decreto nell’aprile scorso di imporre un monitoraggio».

Autoregolazione
La stessa cosa accade per gli altri impianti di trattamento di rifiuti liquidi presenti nella regione. Il Veneto, al momento, si è autoregolato, come confermato dal direttore dell’Area Tutela e Sviluppo del Territorio, Nicola Dell’Acqua. «Sono stati fissati, in via provvisoria e sperimentale, precisi limiti alle sostanze Pfas per lo scarico delle acque reflue industriali, derivanti dall’attività di trattamento di acque reflue e rifiuti liquidi fatta dall’Sg31. Questo in considerazione del fatto che i rifiuti, prodotti da molteplici aziende e per innumerevoli attività, possono contenere Pfas. Di conseguenza, gli impianti di trattamento possono rappresentare un canale attraverso il quale vengono veicolati nel sistema degli scarichi».

Monitoraggio
La Regione ha autorizzato l’utilizzo delle acque per le operazioni di raffreddamento degli impianti industriali di Porto Marghera, ma ha imposto il monitoraggio sugli scarichi relativamente alla concentrazione di Pfas, al fine di poterli confrontare con il dato in ingresso. Nel decreto regionale è stato precisato che si tratta di “valori provvisori” dal momento che a livello nazionale non esistono limiti relativamente a queste sostanze, che siano stati stabiliti dal ministero dell’Ambiente che ha competenza in materia.
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