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«Croceristi, inquinate più dei veneziani». Campagna contro i clienti delle grandi navi

L’associazione “We are here Venice” tappezza la città di manifesti che si rivolgono ai gruppi delle crociere
La Nuova di Venezia, 3 ottobre 2019, sezione Cronaca

«Come crocerista, il tuo consumo di energia e la tua produzione di rifiuti sono diverse volte superiori a quelle di un abitante di Venezia». È ciò che è scritto in inglese in un buon numero di manifesti che hanno iniziato da ieri a tappezzare la città, in particolare lungo i percorsi dei tour di passeggeri sbarcati dalle navi da crociera in questi giorni attraccate in Marittima.

Autrice dei manifesti che cercano di sensibilizzare le coscienze dei croceristi, è l’associazione “We are here Venice” (“Noi siamo qui, Venezia”), un’associazione non profit e indipendente dedicata alla conservazione e alla valorizzazione di Venezia come una città viva e vera, attiva già da diversi anni e guidata, da Jane da Mosto, un master in Tecnologia ambientale all’Imperial College di Londra, studiosa di origine sudafricana che da quando si è trasferita in laguna ha fondato l’associazione cercando anche di sensibilizzare la comunità internazionale sui problemi di chi vive a Venezia legati alla trasformazione turistica della città.

In questi giorni di fine settembre e inizio ottobre Venezia in particolare rigurgita letteralmente di turisti, con un alto contributo anche di croceristi, considerando che negli ultimi cinque giorni sono circa una quarantina, tra navi da crociera, aliscafi e navi da crociera fluviali quelle sbarcate a Venezia. Continua a leggere

Presenza di Pfas a Porto Marghera, l’autocontrollo della Regione

«In assenza di una legge nazionale che ponga limiti, il Veneto, vista la contaminazione in alcune zone del territorio, ha fissato con decreto di imporre un monitoraggio dell’area»
Da Venezia Today, 13 agosto 2019, sezione Cronaca

Sg31 è l’impianto di trattamento dei liquidi e delle acque reflue di Porto Marghera. Questa struttura “filtra” i rifiuti prima di liberarli in mare, a 10 chilometri dalla costa, attraverso il Pif (Piano integrato di Fusina), il depuratore a valle. Sg31 è gestito da Sifa (Sistema Integrato Fusina Ambiente, in parte della Regione), che dalle analisi effettuate ha riscontrato la presenza di Pfas (sostanze perfluoroalchiliche). In questo modo. «Le sostanze inquinanti – ha spiegato la Regione – sono state trovate perché, in assenza di una legge nazionale che ponga limiti, il Veneto, considerata la contaminazione in alcune zone del territorio, ha deciso con decreto nell’aprile scorso di imporre un monitoraggio».

Autoregolazione
La stessa cosa accade per gli altri impianti di trattamento di rifiuti liquidi presenti nella regione. Il Veneto, al momento, si è autoregolato, come confermato dal direttore dell’Area Tutela e Sviluppo del Territorio, Nicola Dell’Acqua. «Sono stati fissati, in via provvisoria e sperimentale, precisi limiti alle sostanze Pfas per lo scarico delle acque reflue industriali, derivanti dall’attività di trattamento di acque reflue e rifiuti liquidi fatta dall’Sg31. Questo in considerazione del fatto che i rifiuti, prodotti da molteplici aziende e per innumerevoli attività, possono contenere Pfas. Di conseguenza, gli impianti di trattamento possono rappresentare un canale attraverso il quale vengono veicolati nel sistema degli scarichi».

Monitoraggio
La Regione ha autorizzato l’utilizzo delle acque per le operazioni di raffreddamento degli impianti industriali di Porto Marghera, ma ha imposto il monitoraggio sugli scarichi relativamente alla concentrazione di Pfas, al fine di poterli confrontare con il dato in ingresso. Nel decreto regionale è stato precisato che si tratta di “valori provvisori” dal momento che a livello nazionale non esistono limiti relativamente a queste sostanze, che siano stati stabiliti dal ministero dell’Ambiente che ha competenza in materia.
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