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Amianto nella terra, cantieri sequestrati a San Giuliano

Blitz dei carabinieri forestali di Venezia, sigillati due cumuli di materiali scavati durante i lavori di riqualificazione dell’area
La Nuova di Venezia, 5 luglio 2019, sezione Cronaca

MESTRE. Cantieri a San Giuliano: sequestrate ieri mattina due aree dove è stata scaricata la terra scavata. Contiene cemento amianto lasciato a cielo aperto. Chi ha realizzato gli scavi per costruire i plinti in cemento armato è andato troppo sotto la superficie, oltre allo strato di humus e quello di argilla che garantisce la protezione dal mare di rifiuti che ci sono sotto al parco. Il sequestro è stato fatto dai carabinieri della Forestale dopo un esposto, l’ennesimo, di Legambiente. Paolo Franceschetti presidente di Legambiente Venezia: «Eravamo pronti ad un’azione legale con i nostri avvocati. Infatti già nei mesi scorsi noi, ma anche altre associazioni, avevamo segnalato al Comune, all’Arpav, alla Regione e al Sindaco il mancato rispetto delle leggi in materia ambientale, da parte di chi aveva progettato e di chi stava realizzando infrastrutture da usare per grandi manifestazioni. Nessuno ha mai risposto e i lavori sono continuati. Ora finalmente i carabinieri forestali sono intervenuti». Negli esposti fatti in questi mesi Legambiente e gli altri gruppi avevano sottolineato che il progetto, di cui il direttore dei lavori è l’ingegnere Simone Agrondi, dirigente comunale, avevano sottolineato che il progetto mancava di una Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA), apposita per il progetto.

Il documento è necessario per valutare gli effetti ed interferenze del progetto sulla conservazione di habitat e delle specie faunistiche presenti nell’area. Ma secondo gli ambientalisti mancava anche della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e del parere preventivo di compatibilità paesaggistica da parte della Soprintendenza. Ma soprattutto la mancanza, ed è questo il nocciolo della questione, “di accurate indagini geologiche all’interno del Progetto di Fattibilità approvato”. Spiega ancora Franceschetti: «I lavori per la realizzazione delle opere previste dal Progetto includono degli scavi e lo smottamento di terreno e come è noto l’area del Parco San Giuliano è una ex discarica di rifiuti urbani dove sono stati realizzati posti in essere una serie di imbonimenti realizzati con gli scarti dei fanghi industriali di Porto Marghera. Si tratta quindi di un’area particolarmente compromessa dal punto di vista delle condizioni ambientali, se non pericolosa. Per questo per noi era fondamentale che venissero eseguite una serie di accertamenti prima dei lavori. Approfondimenti non risultano invece tra gli elaborati approvati del Progetto».

Sono preoccupanti le dichiarazioni dell’assessore comunale all’ambiente Massimiliano De Martin che confermando il sequestro spiega: «Il Parco di San Giuliano è un esempio nazionale e internazionale di recupero di un’area inquinata e nel 2004 è stato inaugurato e riconsegnato alla cittadinanza. Ciononostante, in via cautelativa, prima dell’avvio dei lavori abbiamo fatto svolgere dei campionamenti, che non avevano registrato tracce di cemento-amianto, come invece rinvenuto poi dalle indagini dei Carabinieri Forestali. Voglio rassicurare i frequentatori del Parco: l’area sequestratao è in una zona non aperta al pubblico e recintata». Ma come si sa il cemento amianto (Eternit) ha la caratteristica di disperdere nell’aria le fibre di amianto.
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Parco San Giuliano, spunta l’eternit. Sotto accusa i lavori dell’Home festival di Venezia

Sequestrata l’area di stoccaggio della terra scavata e i cassoni. «Ma l’evento si farà»
Il Corriere del Veneto, 5 luglio 2019, cronaca di Venezia e Mestre

MESTRE I cartelli posizionati dai carabinieri forestali sono chiari: «Area posta sotto sequestro probatorio», recitano quelli ai confini dell’area di punta San Giuliano che era diventata luogo di scarico della terra scavata nel corso dei lavori per attrezzare il «tamburello» del parco a ospitare grandi eventi, a partire dall’Home Festival della prossima settimana; idem sui grandi cassoni, dove era stata messa la terra più «a rischio». Il blitz dei militari è avvenuto giovedì mattina, dopo che nei giorni scorsi erano stati fatti dei sopralluoghi che avevano evidenziato da un lato la presenza, nel cumulo di terra all’aria aperta, di alcuni pezzi di cemento-amianto, il famigerato eternit; dall’altro dei valori non in regola nei cassoni. Per questo i carabinieri forestali – che avevano avviato le verifiche sulla base dei recenti articoli di stampa e delle denunce pubbliche degli Amici del parco e degli ambientalisti, preoccupati per la modalità dei cantieri – hanno deciso di agire di iniziativa con un sequestro, che ora finirà sul tavolo prima del pm di turno Andrea Petroni e poi del gip Luca Marini per la convalida. L’ipotesi di reato è una illecita gestione dei rifiuti e ora spetterà alla procura decidere se iscrivere sul registro degli indagati, come di prassi in questi casi, il direttore dei lavori e l’impresa che li sta realizzando. Il Comune però si difende: «In via cautelativa, prima dell’avvio dei lavori, abbiamo fatto svolgere dei campionamenti, che non avevano registrato tracce di cemento-amianto», afferma l’assessore all’Ambiente Massimiliano De Martin. Viene poi lanciato un messaggio rassicurante a cittadini e utilizzatori del parco: «L’area sotto sequestro è in una zona non aperta al pubblico e recintata – prosegue l’assessore De Martin – pertanto San Giuliano rimane pienamente fruibile in ogni sua parte e non vi sarà alcun impatto sui prossimi eventi programmati». In primis, appunto, l’Home Festival. I cantieri proseguono (manca in particolare la posa delle tubature per i bagni) e nessuna area di lavoro è interdetta.

Il progetto dei lavori di adeguamento del parco
Da Ca’ Farsetti specificano che il progetto dei lavori di adeguamento del parco prevedeva due modalità operative per la gestione della terra di risulta: quella del «tamburello», cioè l’area centrale dove sono previsti i palchi e dove si sarebbe scavato meno, consentiva appunto lo stoccaggio temporaneo in quell’area e il futuro riuso «in situ», trattandosi di terra ritenuta «pulita». «Nel 2004 c’erano stati tutti i collaudi e le certificazioni ambientali», spiega il Comune. I lavori più invasivi, quelli per realizzare i plinti che serviranno a montare velocemente una recinzione per delimitare l’area, prevedevano invece scavi profondi più di un metro e per questo è stato applicato il «protocollo sottoservizi»: la terra scavata è stata messa nei cassoni e lì doveva essere analizzata e poi gestita alla luce dei risultati. Che cosa è successo dunque? Per ora si possono abbozzare solo alcune ipotesi. La più semplice è che l’impresa, per errore o negligenza, abbia scaricato nell’area all’aperto anche terra scavata per realizzare i plinti. Se invece i frammenti di cemento-amianto erano nel tamburello, si aprono due possibilità: una è che fossero già presenti in quello strato di 60-70 centimetri di terra «buona» che all’epoca venne messo sopra la discarica di San Giuliano, perché magari era stata portata da cantieri di demolizione; l’altra è che quello strato nel tempo si sia assottigliato e mescolato con quello che c’era sotto, facendo affiorare le sostanze inquinanti. Ora saranno le indagini della procura e dei carabinieri forestali a fare chiarezza.
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