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Processo Mose: Alles, Eit e gli altri, così Mazzacurati finanziò Orsoni

Dal «giro» Consorzio Venezia Nuova ulteriori 110 mila euro
Il Corriere del Veneto, 24 settembre 2016, edizione di Venezia e Mestre

VENEZIA Di quei tre finanziatori – le cooperative San Martino di Chioggia e Clea di Campolongo Maggiore e l’impresa Cam Ricerche – si è detto tutto fin dal 4 giugno 2014. Nell’ordinanza che aveva portato all’arresto del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni per finanziamento illecito della campagna elettorale del 2010 erano ricostruiti tutti i passaggi: il Consorzio Venezia Nuova aveva pagato una fattura al Coveco per un lavoro mai fatto, il Coveco a sua volta aveva versato quei soldi alle tre imprese e loro li avevano inviati «in bianco», cioè con un voto dell’organo amministrativo e un bonifico al mandatario elettorale di Orsoni. L’illiceità sta appunto nel fatto che il Consorzio, reale finanziatore, era rimasto nell’ombra, cosa vietata dalla legge. Tutti i soggetti, intercettati al telefono, avevano dimostrato di essere consapevoli che quel giro di soldi era per il candidato sindaco e uno degli attuali imputati, Nicola Falconi, titolare della Cam, aveva detto che Orsoni aveva ringraziato lui e «il gruppo dell’ingegnere », l’allora boss del Consorzio Giovanni Mazzacurati.

Questo riguarda i fondi illeciti e la difesa di Orsoni punterà a dimostrare che lui non sapeva che i soldi arrivassero illegalmente dal Consorzio. Ma il maresciallo della Guardia di Finanza Mattia Racca, nel corso dell’udienza dell’altro ieri, ha aperto un altro squarcio su quella campagna elettorale, che va oltre l’aspetto penale e tocca quello politico: su 287 mila euro ricevuti da Orsoni per quella campagna elettorale, ben 220 mila sarebbero riferibili al Consorzio Venezia Nuova e dintorni. Basta prendere in mano l’elenco depositato allora dal mandatario. La prima azienda che salta agli occhi è la Lavori marittimi & dragaggi, che versò 10 mila euro: si tratta dell’impresa di Roberto Boscolo Anzoletti, arrestato il 12 luglio 2013 insieme, tra gli altri, a Mazzacurati nell’inchiesta sulla turbativa d’asta che fu una delle costole da cui partì quella del Mose. Domanda spontanea: perché un chioggiotto finanziava il futuro sindaco di Venezia? La risposta è più facile per altre due imprese della lista: Alles e Palomar, gruppo Mantovani, 10 mila euro a testa. Continua a leggere

Contro il via libera ad Alles si mobilitano i cittadini

La Nuova di Venezia, 10 maggio 2015, sezione Cronaca

MARGHERA. Un folto gruppo di cittadini, insieme ai militanti dell’Assemblea Permanente Contro il Rischio Chimico e il Comitato Liberi e Pensanti di Marghera, hanno protestato con tanto di eloquenti striscioni davanti alla municipalità di Marghera, contro il via libera dato dalla Giunta regionale di Luca Zaia e sancito poi dalla sentenza del Consiglio di Stato, al revamping degli impianti di trattamenti di fanghi e rifiuti speciali e pericolosi mento di Alles spa (Gruppo Mantovani) in via dell’Elettronica.

«Nonostante il parere negativo al progetto di Alles espresso dal Tar e la dura opposizione della popolazione dì Marghera» spiega il volantino distribuito in piazza Mercato a Marghera «nonostante le prese di posizione contrarie del Comune di Venezia, la sentenza del Consiglio di Stato accoglie la richiesta dì ampliamento delle produzioni dell’azienda del gruppo Mantovani e sostenuta da Luca Zaia, di potenziare il proprio impianto dì trattamento e stoccaggio dì rifiuti tossici e nocivi, raddoppiando i 6.000 metri cubi autorizzati per arrivare a 12.000, portando i flussi giornalieri da 700 tonnellate a oltre 1.000, ciò significa che ci saranno da stoccare e trattare più di 300.000 tonnellate all’anno di rifiuti in arrivo con camion e navi da tutta Italia».

Secondo i cittadini che ieri hanno portato in piazza la protesta «tutto ciò prefigura un impatto notevole per l’ambiente e la salute dei cittadini.Una forzatura del piano regolatore del Comune che vieta dì trattare rifiuti che non siano locali». «In questo modo» aggiunge il volantino «si dà via libera al business legato al traffico dei rifiuti favorendo quel sistema politico e affaristico corrotto e mafioso legato alla Mantovani che grazie al Mose, alle grandi opere ha sottratto ingenti quantità di soldi pubblici impoverendo le nostre città dì salute e servizi».
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