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Emergenza polveri sottili Sos degli ambientalisti alla Procura veneziana

La Nuova di Venezia, 15 ottobre 2019, sezione Cronaca

L’aria che tutti respiriamo è sempre più avvelenata in città, con picchi da primato regionale in pieno centro storico a Venezia e a ridosso della tangenziale, tanto che il comitato antismog mestrino, visto «lo stallo di iniziative del Comune e de della Regione a tutela della salute pubblica» che si limitano ad applicare il livello 0 (verde) con misure di blocco del traffico stradale «del tutto inefficaci», rinnova la richiesta di un intervento della Procura della Repubblica di Venezia.

Le concentrazioni polveri sottili (Pm10) tornano a superare i limiti di sicurezza, a Venezia-Sacca Fisola e in Rio Novo (rispettivamente 83 e 92 microgrammi, valori più alti del resto dei capoluoghi del Veneto) e a Mestre in via Tagliamento (86) e al Parco della Bissuola a Mestre (71) hanno raggiunto, domenica i valori più alti del Veneto e anche ieri hanno sforato il limite di legge dei 50 microgrammi e per metro cubo d’aria.

Una «situazione decisamente preoccupante dal punto di vista sanitario e ambientale», secondo le associazione e i comitati cittadini antismog, destinata a diventare ancora più drammatica nelle prossime settimane sia a causa delle condizioni meteorologiche stagionali sempre più favorevoli al ristagno degli inquinanti negli strati più bassi dell’atmosfera, che dall’accensione degli impianti di riscaldamento – che scaricheranno fumi pieni di polveri sottili e ultrasottili che si aggiungeranno a quelle emesse sia dal traffico di autoveicolo sulle strade urbane, sia quello acqueo (navi da crociera, vaporetti e imbarcazioni private) e aereo (che atterra e decolla da Tesser) e dalle industrie che utilizzano carbone e altri materiali fossili. Del resto il comune di Venezia hanno già esaurito il bonus anno di sforamenti dei limiti di sicurezza sanitaria – previsti dalle normative europee sulla qualità dell’aria, in base alle quali l’Italia è già stata condannata a multe e sanzioni – e chiuderanno anche il 2019 con livelli record di aria avvelenata.

Di fronte a questa situazione il Cocit (il Coordinamento contro l’inquinamento da tangenziale), con una lettera aperta del presidente, Mirko Speciale, in cui sottolineano di essere ancora in attesa che «il sindaco Luigi Brugnaro attui ciò che è già previsto formalmente dal Pat, ossia la realizzazione del corridoio ecologico posto nelle adiacenze della Tangenziale per tutta la sua estensione, che prevede di creare aree a verde e barriere vegetali per la mitigazione degli inquinanti e la riqualificazione urbanistica del territorio degradato dalla tangenziale che attraversa Mestre» precisa di essere ancora in attesa «che la magistratura veneziana dopo 1 anno e mezzo trascorso dal deposito dell’esposto presentato dai legali del Cocit, valuti l’ipotesi di “disastro ambientale” consumato nella esposizione dei cittadini residenti nelle aree limitrofe alla Tangenziale e valuti le relative responsabilità a carico delle attuali Società di gestione e anche da parte del Concessionario Anas per l’ipotesi di mancato controllo sulle stesse».

Il presidente del Cocit mestrino sottolinea, inoltre «l’urgente necessità da parte del neo Ministro alle Infrastrutture nell’ambito del “rinnovo delle Concessioni Autostradali” di porre in essere la cessione dei 3 chilometri di tangenziale gestiti da Autovie alla società che ne gestisce tutto il restante tratto, constatata la inefficiente gestione sin qui esercitata dalla troppo distante Trieste nei confronti di chi risiede a Mestre».
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«No al deposito Gpl» Attivisti minacciano di occupare la Romea

Gli oppositori annunciano azioni eclatanti e nuove proteste Calascibetta (Porto): «Sbagliato non aver atteso Musolino»
La Nuova di Venezia, 14 ottobre 2019, sezione Cronaca

La città cerca di far sentire la propria voce nella guerra al contrasto nella messa in funzione del deposito di Gpl di Punta Colombi che non ha molta risonanza, fatta eccezione per il TG3 regionale, tra i media televisivi nazionali. Dopo il servizio delle “Iene” , che aveva provato a scoperchiare il sistema che ha portato all’autorizzazione blindatissima nei ministeri, si sono spenti i riflettori. Proprio per questo alcuni attivisti, che partecipano alle iniziative del comitato, sui social oggi parlano di azioni eclatanti come il blocco del traffico sulla Romea, iniziativa però che è difficile da intraprendere perché dal punto di vista legale rischia di diventare un boomerang che potrebbe anche costare molto caro. «Basterebbe», ricorda qualcuno, «che la gente di Chioggia partecipasse di più alle iniziative di piazza». Continua a leggere