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Mose finito, avanti con i test. Ma mancano i lavori accessori

L’opera dovrebbe essere consegnata a fine 2021. Il caso del vuoto istituzionale
Il Corriere del Veneto, 26 settembre 2019, cronaca di Venezia e Mestre

VENEZIA – L’ennesimo allarme è arrivato ieri dall’Ipcc, l’organismo internazionale che studia i cambiamenti climatici: se andrà bene, dice l’ultimo report, a fine secolo i mari saranno più alti di 43 centimetri; di 84, se andrà male. Scenari terribili per Venezia e tutte le città di costa, che rendono ancora più urgente il Mose, anche se i critici, scettici sul suo funzionamento, dicono che comunque sarebbe anche insufficiente per un mare così alto, o quanto meno dannoso perché dovrebbe stare più chiuso che aperto.

I lavori
Ma ora che il suo «padre» Giovanni Mazzacurati è morto, a che punto è il Mose? L’opera in sé – 78 paratoie divise in quattro schiere, costate 5 miliardi e mezzo e pronte a riempirsi di aria per essere sollevate con una marea prevista superiore ai 110 centimetri – è praticamente finita: le barriere si stanno alzando anche in questi giorni e il Consorzio Venezia Nuova ha aperto una sezione del sito internet in cui elenca le movimentazioni. La scorsa settimana è toccato alla schiera di Lido San Nicolò, la prossima (l’1 e il 2 ottobre) a quella di Chioggia. Per ora si tratta solamente di test, che peraltro non prevedono mai il sollevamento di tutte le paratoie insieme, per non bloccare la navigazione. E si stanno usando gli impianti in modalità provvisoria, in attesa del loro completamento definitivo per metà dell’anno prossimo. La consegna definitiva dell’opera dovrebbe avvenire, secondo il cronoprogramma, il 31 dicembre 2021.

Le opere accessorie che mancano
Mancano invece una montagna di lavori «accessori», dai mascheramenti architettonici dei «brutti» edifici di comando all’inserimento paesaggistico della parte visibile delle opere, dalle compensazioni chieste dall’Ue alla riparazione dei guasti. Dopo una fase di stallo dei lavori, anche a causa dei contrasti con quel Provveditorato che per conto del ministero delle Infrastrutture è il committente dell’opera, e della crisi delle grandi aziende che erano l’architrave del Consorzio (Mantovani, Condotte e Grandi Lavori Fincosit), lo scorso dicembre i commissari del Cvn Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola hanno firmato un accordo per circa 300 milioni di euro con le piccole e medie imprese che già lavoravano al Mose. Ma le tensioni non sono del tutto sopite, soprattutto per i problemi finanziari che stanno limitando, se non bloccando, i pagamenti.

Vuoto istituzionale
A rendere ancor più complicata questa fase è il vuoto istituzionale. Un mese fa è andato in pensione il provveditore alle opere pubbliche Roberto Linetti e si attende la nomina del successore: l’ex ministro Danilo Toninelli aveva tentato un blitz dell’ultimo secondo avviando l’iter di nomina di Emanuele Renzi, dirigente del Mit, che però pare destinato ad arenarsi. In corsa ci potrebbero essere gli «interni» Cinzia Zincone e Francesco Sorrentino, ma potrebbe esserci anche il ritorno di Fabio Riva, dirigente oggi a Roma. Il governo gialloverde aveva poi approvato il decreto «sblocca-cantieri» e aveva previsto la nomina di un commissario anche per il Mose, individuandolo nel carabiniere Gaetano De Stefano: con la crisi e il Conte-bis la procedura si è impantanata, anche perché pare che lo stesso De Stefano abbia sollevato qualche perplessità sulla richiesta del ministero di lasciare l’Arma per poter accedere a questa carica.
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Tesoro di Mazzacurati, la caccia continua. Funerali in California

Evangelista, procuratore della Corte dei Conti: «Cercheremo altri beni intestati all’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova».
Il Corriere del Veneto, 26 settembre 2019, cronaca di Venezia e Mestre

VENEZIA «È complicato, ma useremo tutti gli strumenti possibili a nostra disposizione per trovare altri beni intestati a Giovanni Mazzacurati. Anche negli Stati Uniti». Il procuratore capo della Corte dei Conti Paolo Evangelista non molla. Dopo che la malattia ha «salvato» l’ex leader del Consorzio Venezia Nuova dalle condanne penali, quello della giustizia contabile è l’ultimo appiglio per chi vuole vederlo «pagare» per le corruzioni del Mose.

Il maxi sequestro
Non sarà facile, come ammette Evangelista, che però rivendica come grazie all’azione sua e del pm Alberto Mingarelli siano già stati bloccati gli oltre 800 mila euro che Mazzacurati rivendicava come parte finale della maxi-liquidazione da 7 milioni (aveva già ottenuto un decreto ingiuntivo) e anche il quinto della pensione, che viaggia intorno ai 5 mila euro al mese: dal sequestro disposto due anni fa a oggi si parla di altri 20-25 mila euro. C’è poi la questione della villa di Cortina d’Ampezzo, su cui la procura contabile ha avviato una doppia contestazione: da un lato chiede la revocatoria della cessione a un imprenditore vicentino, avvenuta nel 2017, dall’altro la dichiarazione di simulatoria dell’acquisto effettuato nel 2012 a nome della moglie Rosangela Taddei. Secondo la procura quest’ultima non aveva i soldi per comprarla e dunque l’intestazione sarebbe stata fittizia per tenere indenne Mazzacurati in caso di problemi con la giustizia, che si sono poi verificati. Anche se è aperta una questione di competenza della Corte in Cassazione.

In attesa della sentenza
Tutti questi provvedimenti sono stati di tipo cautelare, in attesa che – dopo la discussione di un paio di mesi fa – i giudici della Corte dei Conti veneta stabiliscano se Mazzacurati abbia creato o no un danno erariale con le mazzette pagate, stimato dai pm in 21,7 milioni di euro. La sentenza dovrebbe essere prossima e sul banco degli imputati ci sono anche l’allora vice del Cvn Alessandro Mazzi e lo stesso pool di imprese. Ora però la morte dell’ex «Doge» riapre le carte, perché i giudici potrebbero dichiarare il processo interrotto, anche se si è nel caso raro di decesso a udienza conclusiva già tenuta.

Il nodo dell’eredità
L’altro nodo riguarda gli eredi. Per prassi, la Corte può rivalersi anche su di loro, qualora sia dimostrato l’indebito arricchimento, ma solo se, ovviamente, questi abbiano accettato l’eredità del parente morto: cosa che – pare – non succederà. A quel punto lo Stato potrebbe incamerare i beni di Mazzacurati, che però per il momento sono quasi zero, a parte quelli di cui sopra, con il punto di domanda sulla villa di Cortina. Il resto degli immobili, comprese le case di Venezia e quella dove è morto a La Jolla, sono intestati alla moglie e ai figli. Nei giorni scorsi Elena Mazzacurati, una delle figlie, era volata d’urgenza negli States, proprio per l’aggravamento delle condizioni del padre, che è deceduto alle due e mezza di notte. Ora i tanti amici aspettano di sapere che cosa deciderà la famiglia, ma molti scommettono che il funerale si terrà in California e che lì sarà seppellito, dove abita la moglie 80enne. Troppo complicato, anche vista l’età, organizzare il trasferimento della salma in Italia.
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