Mose, stop al commissario: tempi lunghi per la nomina

Il puzzle dei nuovi poteri della salvaguardia. Sono bloccati anche i soldi. Linetti pronto alla pensione, il ruolo degli amministratori Anac. Per le grandi navi pallino in mano alla Capitaneria
La Nuova di Venezia, 12 agosto 2019, sezione Cronaca

VENEZIA. Slitta l’arrivo in laguna del commissario “Sblocca cantieri”. Ieri il governo ha dato il via ai commissari per il traforo del Gran Sasso e per la Viabilità siciliana. Ma per il Mose tempi ancora lunghi. Il Dpcm con la proposta del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli di nominare il tenente colonnello Gaetano De Stefano non arriverà in tempi brevi sul tavolo del presidente del Consiglio Conte per la firma. Serve una trafila burocratica, e accordi che al momento non ci sono. La crisi di governo non aiuta. E i tempi si allungano.

Il Mose
Le forze politiche chiedono di «fare presto» a completare l’opera. Per questo lega e Cinquestelle hanno inserito nel decreto Sblocca cantieri anche una nuova figura di commissario straordinari. Ma i guai tecnici si moltiplicano. E i tempi si allungano. De Stefano, 44 anni, ufficiale dei carabinieri, ingegnere, è originario di Castellammare di Stabia. Si è occupato in laguna del risanamento del Forte di San Felice a Chioggia e della “valorizzazione” dei beni demaniali.

I poteri
Ma quale sarà il ruolo di De Stefano nella governance della salvaguardia? Stando alla legge dovrà essere l’autorità che decide su quali interventi continuare o avviare per il completamento del Mose. Viene così ridimensionato il ruolo dei due amministratori nominati dall’Anac, Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola, che continueranno a tutelare la legalità dopo lo scandalo, e far funzionare il Consorzio dopo l’uscita di scena delle imprese Mantovani, Condotte e Fincosit.

Il Provveditore
«Non ho sentito nessuno», lo sfogo di Roberto Linetti, provveditore alle Opere pubbli negli ultimi quattro anni, che andrà in pensione l’1 settembre. Lui confidava forse in qualche incarico, vista l’unicità dell’impegno per riavviare il sistema Mose, colpito da scandali e difficoltà. Ma segnali non ne sono arrivati. Il Ministero dovrà nominare ora il nuovo provveditore, pescando tra una rosa di dirigenti di primo livello. In pista l’ex dirigente dell’Ufficio Salvaguardia Fabio Riva e il giovane dirigente Francesco Sorrentino.

I finanziamenti
La strada annunciata dal governo per sbloccare i finanziamenti della Legge Speciale rischia di essere impraticabile. Fondi destinati ai comuni della gronda veneziana (65 milioni l’anno) per la manutenzione e lo scavo dei rii. La legge prevede che debbano essere distribuiti con il Comitatone, che non si è mai riunito con il governo gialloverde. Toninelli aveva annunciato un decreto. Ma anche questo slitta, vista la crisi.

Le navi
La soluzione più a portata di mano sembra essere paradossalmente quella delle grandi navi. Qui infatti non c’è bisogno di decreti, bastano provvedimenti della Capitaneria di porto sul fronte sicurezza e dell’Autorità portuale per poter allestire gli ormeggi provvisori a Fusina e in banchina Piemonte o Lombardia, come annunciato da Toninelli. Più complicato decidere adesso sulla soluzione a lungo termine. Zaia, Brugnaro, gli industriali e il Pd insistono per Marghera. I Cinquestelle per la soluzione fuori della laguna. Ma il Lido e Chioggia non sono praticabili in tempi brevi. I comitati insistono: «Le navi incompatibili devono andare subito fuori dalla laguna». Un dibattito che la crisi rischia di “congelare”.
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