Commissione ecomafie a Marghera: «Fanghi, senza un piano è la paralisi»

Due giorni di sopralluoghi e audizioni. L’Autorità portuale: «Scavi e nuovo protocollo per non fermare il Porto»
La Nuova di Venezia, 10 luglio 2019, sezione Cronaca

VENEZIA. I rifiuti della Cosmo di Noale e i fanghi del porto di Venezia e di Marghera, al centro dei sopralluoghi e delle audizioni nel primo giorno della Commissione ecomafie, presieduta dall’onorevole Stefano Vignaroli (M5S), in Veneto. Tra i commissari, presente anche il senatore veneziano del Pd, Andrea Ferrazzi. Dopo Noale e Paese, la Commissione ha concentrato la sua attenzione sulla laguna, o meglio su quanto è finito in acqua davanti al porto di Marghera e a quello di Venezia. In pratica ha affrontato la questione spinosa dei fanghi. Una delle tante questioni non risolte e che, a quanto pare, pochi vogliono prendere in mano. E anche dalle audizioni di ieri è emerso come la mancanza del cosiddetto “piano fanghi” impedisca di fare scelte fondamentali per lo sviluppo del porto e toschi di paralizzarne l’attività.

Ieri pomeriggio in Prefettura quindi sono sfilati davanti alla Commissione il segretario generale dell’Autorità portuale Martino Conticelli, accompagnato da Andrea Menin, e il comandante della Capitaneria di porto di Venezia, Piero Pellizzari: con lui c’era il capitano di vascello Sandro Nuccio, capo del reparto tecnico amministrativo della stessa Capitaneria di porto. In relazione ai fanghi, dalle audizioni, è emerso che in laguna gran parte dei sedimenti di dragaggio sono di fascia “A” e “B”. In prevalenza di quest’ultimo tipo: fanghi di dragaggio utilizzabili in interventi riguardanti il recupero e il ripristino di isole lagunari, realizzati in maniera tale da garantire un confinamento permanente dei fanghi stessi, così da impedire ogni rilascio di inquinanti nelle acque lagunari; il sito di intervento deve essere comunque conterminato in maniera da evitare erosioni e sommersioni in caso di normali acque alte.

Ad oggi però, non essendo in atto interventi di ricostruzione delle barene, i fanghi di queste due fasce che potrebbero essere riutilizzati in interventi del genere non trovano sbocco. Di conseguenza, le attività di dragaggio sono in stallo e gran parte dei fanghi di fascia “B” che si devono gestire finiscono all’isola delle Tresse insieme a quelli di fascia “c”. Si tratta di fanghi, quest’ultimi, che devono essere “ingabbiati” da fondazioni che ne impediscano il rilascio di inquinanti a seguito dell’azione delle acque meteoriche. È emerso dalle varie audizioni che questa situazione sta accelerando la saturazione delle Tresse. Il segretario generale dell’Autorità portuale, Martino Conticelli, ha spiegato che i lavori di dragaggio sono fermi perché il Provveditorato interregionale Opere Pubbliche non indica i siti dove portare i fanghi di tipo “A” e “B” dragati nei canali portuali. Conticelli ha riferito che più volte è stata fatta presente l’esigenza di scavare il canale di Malamocco-Marghera, anche perché la legge obbliga l’Autorità portuale a mantenere la navigabilità dei canali. Ma per il momento dal Provveditorato nessuna risposta. E il canale rimane da scavare col rischio che non mantenga la navigabilità.

È stato spiegato alla Commissione che le Tresse è un’isola di confinamento prossima a saturazione: c’è un progetto di innalzamento ma questo spetta al Provveditorato interregionale opere pubbliche e a chi gestisce l’isola. Il rischio è che se non si trovano dei luoghi dove portare i sedimenti, il porto rischia di rimanere paralizzato per la mancanza di navigabilità dei canali. Secondo l’Autorità portuale, la soluzione più semplice sarebbe avviare la ricostruzione delle barene potendo così usare i fanghi. La Legge speciale per Venezia dice infatti che non si possono mandare fuori i fanghi. Ma naturalmente senza il nuovo Protocollo fanghi e il Piano morfologico della laguna non si fa nulla. Anche perché, come ha spiegato la Capitaneria di Porto, senza Piano morfologico non è possibile stabilire i siti dove portare i fanghi.
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