La laguna ai tempi del Mose: erosione e correnti più veloci

Il Corila sta mettendo mano al Piano morfologico per studiare i mutamenti. «E con i cambiamenti climatici l’acqua alta è sempre più imprevedibile»
La Nuova di Venezia, 14 aprile 2019, sezione Cronaca

LIDO. Dieci milioni del Provveditorato al Corila per gli studi sulla laguna. La conclusione dei lavori del Mose, prevista per il 31 dicembre 2021 – ma i ritardi si accumulano – mette sul tavolo un problema mai fin qui affrontato seriamente.

Qual è lo stato di salute della laguna? E come si potranno mitigare gli effetti negativi della grande opera? Alcuni già si vedono. L’aumento della velocità delle correnti, dovuta allo scavo di nuovi canali nelle bocche di porto. Secondo gli ambientalisti anche l’aumento della frequenza delle acque alte. «In laguna entra più acqua, e più velocemente», hanno scritto in un dossier inviato al Provveditorato alle Opere pubbliche, al Consorzio Venezia Nuova e ai ministeri delle Infrastrutture e dell’Ambiente, «l’aumento delle maree è dovuto allo squilibrio mai sanato».

L’erosione, la perdita in mare dei sedimenti (un milione di metri cubi l’anno). E dunque la riduzione delle barene e delle difese naturali della laguna. Uno sconquasso che la legge prevedeva dovesse essere sistemato, l’accusa. Il Piano Morfologico, una sorta di Piano regolatore messo a punto sempre dal Corila, è stato bocciato qualche mese fa e rispedito al mittente.

Il ministero per l’Ambiente ha accolto le obiezioni presentate da Italia Nostra e da altre associazioni ambientaliste. Il Provveditorato ha chiesto venga riscritto. Intanto resta in vigore quello del 1993. Un’era geologica fa, quando la laguna era diversa e le grandi navi non erano ancora un problema. «Abbiamo accettato di mettere mano al Piano Morfologico», conferma il direttore del Corila Pierpaolo Campostrini, «ma gli studi che stiamo facendo vanno anche in altre direzioni». Si tratta di ipotizzare, spiega Campostrini, una «laguna regolata», in previsione dell’entrata in funzione delle dighe mobili».

Prima di tutto lo stato della laguna. E le variazioni di qualità delle acque, l’inquinamento, la velocità delle correnti prima e dopo la costruzione del Mose nelle tre bocche i porto. Poi strumenti e modelli in grado di prevedere nel dettaglio le maree. Con i cambiamenti climatici e la manomissione della laguna, le acque alte sono sempre più imprevedibili.

Diverse da zona a zona. L’ultimo caso della settimana scorsa ha visto addirittura – per la prima volta – il livello dell’acqua più alto in laguna che in mare aperto. Studi che dovranno anche tracciare un quadro della gestione futura del Mose. Oggi l’orizzonte non è ancora chiaro. Si parla di una nuova «Agenzia» di cui dovrebbero far parte i ministeri, la Regione e la Città Metropolitana.

La gestione delle paratoie dovrà anche essere concordata con l’Autorità portuale. «Tra pochi anni», ammoniva l’ingegnere idraulico Luigi D’Alpaos, «il livello del mare sarà aumentato. Le chiusure mobili non potranno essere azionate tutti i giorni, dunque conviene pensare a difese di tipo diverso. Tipo le insulae e l’isolamento della città. Ma adesso occorre mettere insieme gli studi e avviare il «monitoraggio» della laguna. Studi «indipendenti», come non sempre è stato in passato quando venivano gestiti in regime di monopolio dal Consorzio Venezia Nuova E un nuovo Piano morfologico che punti al riequilibrio della laguna.

«Il lavoro di correzione è quasi finito», dice Campostrini, «stiamo solo aspettando che venga formalizzato l’accordo sul nuovo Protocollo per lo smaltimento dei fanghi e dei sedimenti».
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