Il Mose prova a ripartire, ma ci sono buchi nei tubi

Linetti convoca i due commissari del Consorzio Fiengo e Ossola per accelerare le riparazioni. «Abbiamo il mandato di concludere l’opera. Ci stiamo provando»
La Nuova di Venezia, 7 novembre 2018, sezione Cronaca

VENEZIA. Un vertice tecnico per riparare i «buchi» nelle tubature del Mose. E per avviare la posa in opera degli impianti elettromeccanici, il cuore del sistema di dighe mobili. Forse per dare un segnale tangibile che si vuole riprendere il filo della grande opera bloccata, il provveditore alle Opere pubbliche Roberto Linetti ha convocato per stamattina a palazzo Dieci Savi la prima riunione «operativa» insieme ai due amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova, Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola. Superate per ora le polemiche delle ultime settimane e le «diversità di vedute» che erano finite anche in Parlamento.

Sul tavolo, alcune tra le criticità più importanti che bloccano la grande opera. I «buchi» scoperti sulle tubazioni subacquee nei cassoni di Malamocco. Ossidazioni e tubature danneggiate, con infiltrazioni d’acqua evidenti all’interno del cassone sepolto 14 metri sotto il livello dell’acqua. «Abbiamo provveduto con delle toppe di emergenza», ammette Linetti, «adesso bisogna programmare un intervento di manutenzione straordinaria e di sostituzione di quegli elementi danneggiati. Ci costerà almeno 6 milioni di euro». Soldi che il Provveditore intende addebitare alle grandi imprese, in questo caso la Glf, Grandi Lavori Fincosit), che hanno effettuato i lavori «non a regola d’arte». Imprese che a loro volta addebitano l’jnfortunio al maltempo eccezionale di tre anni fa, con la mareggiata del 4 e 5 febbraio 2015 che aveva invaso i cantieri ancora aperti. E si sono rivolte all’assicurazione.

Secondo punto all’ordine del giorno, gli impianti. Le paratoie di Treporti, sott’acqua da cinque anni, hanno soltanto un impianto provvisorio. Le schiere di Malamocco e di Chioggia, ultimate negli ultimi due invece non ha ancora nulla. E le paratoie sott’acqua si deteriorano, senza essere movimentate, ogni giorno di più. Con costi crescenti per la manutenzione e difficoltà operative. Via ai lavori per costruire gli impianti, dunque. Sofisticati sistemi, che andranno anch’essi testati e collaudati, per l’aerazione dei corridoi subacquei. E per azionare il meccanismo che immette aria compressa nelle paratoie per farle sollevare dal fondo del mare in caso di necessità e pompa acqua per riaffondarle.

Due passaggi essenziali per fare un passo avanti verso il completamento di un’opera che sembra non finire mai. Progettata negli anni Ottanta, presentata al mondo nel 1988 (il progetto «Rea») Prima pietra posata nel 2003, conclusione dei lavori che continua a slittare. «Noi vogliamo portare a termine l’opera», dice Linetti, «questo è il nostro mandato. Difficoltà ce ne sono tante. Cerchiamo di risolverle»

Non soltanto i buchi, ma gli «steli» che presentano segni di corrosione anticipata. Parti delle cerniere che vanno anch’esse sostituite, vita media delle strutture che erano garantite per cento anni che in qualche caso si abbassano a 14-15, come certificato nell’ultimo studio del Rina, il registro navale italiano, su richiesta proprio del ministero delle Infrastrutture. Difficoltà che aumentano, come i costi per le riparazioni e quelli per la manutenzione. E tempi che slittano. Dopo aver annunciato l’inaugurazione del Mose per i primi anni Duemila, il «fine lavori» è via via slittato. Adesso l’ultimo cronoprogramma prevedeva la conclusione delle strutture per il dicembre 2018. Poi tre anni di prove e collaudi, per consegnare l’opera il 31 dicembre del 2022. Ma i ritardi si accumulano.
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