Trivelle in Adriatico, torna la paura per il mare

Sentenza del Consiglio di Stato rigetta i ricorsi delle regioni e apre a possibili concessioni ministeriali per l’estrazione di idrocarburi
La Nuova di Venezia, 12 marzo 2018, sezione Cronaca

VENEZIA. Torna lo spettro delle trivelle in Adriatico. La decisione del Consiglio di Stato di rigettare i ricorsi presentati dalle regioni Abruzzo e Puglia e dagli enti locali per fermare i decreti di Valutazione di impatto ambientale rilasciati alla Spectrum Geo per operare in un’area di 30.000 km in Adriatico riaccende i riflettori sul problema delle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi. Il comitato No Triv torna a appellarsi alla politica, in particolare al Ministero dello sviluppo economico (Mise) perché non rilasci permessi ipotecando le scelte del futuro Governo. Il tema non è stato al centro della recente campagna elettorale, ma oggi con le sentenze torna di attualità. «La ricreazione è finita», spiega il professore Enzo Di Salvatore, padre del referendum No Triv, «la battaglia contro le trivelle non si vince unicamente impegnandosi fino allo sfinimento nelle aule dei tribunali, armati di codici e studiando ogni utile strategia giudiziaria, occorre un cambio di passo di cui la classe dirigente di questo paese non si è mostrata finora capace».

Sulla stessa linea Enrico Gagliano, cofondatore del coordinamento nazionale No Triv. «Il nodo è sempre stato e resta quello politico», sostiene Gagliano, «chiediamo una totale inversione di rotta nelle scelte di politica energetica nazionale e nell’Unione europea che favorisca la decarbonizzazione e la riconversione ecologica dell’intero sistema economico. Archiviata la parentesi elettorale e nell’attesa di conoscere se e quale maggioranza si costituirà in Parlamento in vista della formazione di un nuovo governo, è necessario che tutte le forze politiche, in particolare quelle uscite rafforzate dal voto del 4 marzo, assumano piena consapevolezza dell’improcrastinabilità di scelte dirompenti che dovranno portare l’Italia a farsi promotrice di una moratoria generale, in tutto il Mediterraneo e la terraferma, delle attività di ricerca e sfruttamento delle fonti fossili e ad abbandonare la politica delle grandi infrastrutture energetiche. Chiediamo al Mise di non ipotecare le scelte del prossimo esecutivo astenendosi dall’accordare permessi alla Spectrum Geo in attesa che il nuovo Governo prenda una posizione chiara e in materia».
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