Pili contaminati, ministero allarmato

Casson rende noto l’ennesimo sollecito, finora ignorato da Porta di Venezia, per la messa in sicurezza dei suoli dell’area
La Nuova di Venezia, 10 marzo 2018, sezione Cronaca

L’area dei Pili che tutti vedono alla loro destra quando imboccano il ponte della Libertà per Venezia è da dodici anni di proprietà del sindaco-imprenditore Luigi Brugnaro, in uno stato di abbandono e il suolo contaminati, perfino da radionuclidi, ancora da realizzare malgrado sia attraversata da una pista ciclabile. Fin dal gennaio del 2006, – poco dopo l’acquisto dal Demanio dei 43 ettari dell’Area dei Pili per 5 milioni di euro – esattamente un quinto dei 25 milioni pagati da Condotte Immobiliare per l’area da 5 ettari limitrofa Vega – il ministero dell’Ambiente sollecita la società la messa in sicurezza
dell’area. Un intervento “dovuto” sulla base delle leggi vigenti, in attesa delle bonifiche vere, dell’area dei Pili “Porta di Venezia spa”, di cui è amministratore Giuseppe Venier, uomo di fiducia di Brugnaro e già ad di Umana spa e dell’intera Lb Holding spa in cui ha fatto confluire gran parte delle sue 23 società controllate.

L’ultimo sollecito del ministero dell’Ambiente alla società Porta di Venezia è del 24 febbraio 2017 ed è stato recuperato, con non poche “fatiche”, dall’ex senatore e consigliere comunale, Felice Casson, già pubblico ministero veneziano, che sull’area dei Pili aveva presentato, poco prima della fine della scorsa legislatura, un’interpellanza con richiesta di accesso agli atti ministeriali. Solo nei giorni scorsi Casson ha ottenuto i documenti dal ministero dell’Ambiente retto da Galletti, e dopo diverse insistenze, con tanto di precisazione che in caso contrario i dirigenti del ministero potevano incorrere nel reato di “omissione in atti di ufficio”.

Si tratta di una lettera, firmata dal dirigente della Divisione II del ministero, ingegnere Laura D’Aprile, nella quale si ribadisce, esplicitamente, che «a prescindere dall’accertamento di eventuali responsabilità in relazione alla situazione di contaminazione presente nell’area, a carico del proprietario o del gestore della stessa area» come previsto dalle leggi in vigore (Codice ambientale) «resta l’obbligo di adottare le misure di prevenzione per contrastare un evento in atto o un’omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l’ambiente, intesa come un rischio sufficiente probabile che si verifichi con un danno sotto il profilo sanitario o ambientale in un prossimo futuro, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minacccia».

Nella lettera si sollecita “Porta di Venezia” a realizzare «tali interventi di prevenzione sanitaria sulla base di una apposita analisi del rischio in modalità diretta, che consenta di valutare i rischi sanitari e ambientali derivanti dalla contaminazione presente nel sito anche al fine di tutelare gli operatori presenti nell’area». E, a proposito della “transazione ambientale” sottoscritta dalla Montedison nel 2001 – che a parere dell’avvocato Luca Gatto, ad di “Porta di Venezia”, coprirebbe anche i richiesti interventi di risanamento ambientale ai Pili – riguarda «esclusivamente lo specifico procedimento penale e a esso espressamente limitata e circoscritta alle parti, con la conseguenza che restano esclusi dall’ambito di efficacia di quella convenzione transattiva, tutti gli obblighi eventualmente derivanti da illeciti estranei a quel procedimento penale». A oggi la proprietà non solo non ha messo sicurezza i Pili contaminati, ma ha presentato ben due ricorsi al Tar, contro i solleciti del ministero dell’Ambiente. «Il codice ambientale è chiaro» sottolinea Casson «per la società Porta di Venezia c’è da tempo l’obbligo d’intervenire, in caso contrario può farlo il ministero e poi presentare il conto alla società del sindaco, cosa che mi aspetto venga fatta al più presto».
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