Mose, allo Iuav un milione per progetti

Convenzione tra ateneo e Consorzio Venezia Nuova per l’abbellimento paesaggistico: pagate parcelle per diversi incarichi
La Nuova di Venezia, 10 marzo 2018, sezione Cronaca

MOSE. Un milione di euro per i progetti di “abbellimento” del Mose. È questa la cifra, considerevole, che il Consorzio Venezia Nuova ha sborsato negli ultimi anni allo Iuav. In base a una convenzione firmata fra l’ateneo veneziano e il Consorzio di Mazzacurati, nel 2004, erano stati approvati e finanziati con i soldi dello Stato progetti e incarichi per gli architetti Carlo Magnani – ex rettore – Alberto Ferlenga, attuale rettore, Aldo Aymonino e Alberto Cecchetto. Nulla è stato fino a oggi realizzato, ma le parcelle sono state pagate.

La più consistente, quella del giugno del 2012 per la progettazione definitiva dell’inserimento architettonico delle strutture del Mose. 510.665,04 euro, a cui vano aggiunti il 20 per cento dell’Iva, oltre 100 mila euro. Il primo progetto degli architetti Iuav per «l’inserimento architettonico delle opere mobili» porta la data del settembre 2004. La cifra pagata è di 350 mila euro più Iva (70 mila). Pochi mesi dopo arriva un altro incarico per «l’inserimento nel territorio del litorale dei cantieri». Erano gli anni della dura contestazione delle associazioni sulla decisione di piazzare sulle spiagge a Punta Sabbioni, a Santa Maria del Mare e a Chioggia i grandi cantieri anche per la costruzione dei cassoni in calcestruzzo, Altri 300 mila euro più Iva. Nel marzo 2006, 30 mila vengono spesi per la «direzione artistica» dei cantieri di Treporti-San Nicolò e Chioggia . Ancora, nel novembre del 2007, nuova convenzione Consorzio-Iuav per l’inserimento paesaggistico della spalla Sud di Chioggia, l’esame di inserimento del Lido, la «rielaborazione» di Malamocco. 240 mila euro più Iva.

Nel 2012 i 510 mila euro per la progettazione definitiva, infine nel marzo 2014, a soli tre mesi dagli arresti per lo scandalo Mose, altro 313 mila – di cui pagati soltanto 62.681, forse proprio a causa delle vicende giudiziarie – per i progetti esecutivi redatti insieme alla società Thetis. Cifre importanti, dunque. Stanziate per l’inserimento paesaggistico» che doveva essere realizzato contemporaneamente alla costruzione del Mose. Così non è stato fatto, e gli interventi realizzati sono vicini allo zero. nel 2011 fu il presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta, poi coinvolto nello scandalo Mose, a dirottare i fondi già previsti per gli interventi alla grande opera del Mose.

Adesso, a distanza di anni, i progetti riemergono. Iuav ha annunciato una mostra di questi elaborati nello spazio Thetis dell’Arsenale, nei giorni in cui aprirà la Biennale Architettura. «Noi non c’entriamo, non è iniziativa della Biennale», ci ha tenuto a precisare il presidente della Biennale Paolo Baratta, «e non fa parte nemmeno delle iniziative collaterali. Si tratta solo di una coincidenza di date».

«La mostra non c’entra con il Mose, è occasione per mostrare al pubblico questi progetti e discuterne», dice il commissario del Consorzio Venezia Nuova Raffaele Fiengo. Si riapre infatti il dibattito sull’inserimento paesaggistico delle grandi opere, che in alcuni casi hanno deturpato l’ambiente lagunare con sassi e cemento. «Occorrerà un confronto pubblico con le associazioni e i cittadini», dicono gli amministratori straordinari, «poi si deciderà come procedere». C’è anche da fare i conti con le nuove normative intervenute nel frattempo. In base alle direttive europee sarebbe molto difficile oggi firmare convenzioni tra un Consorzio pubblico e un Istituto universitario. I contributi scientifici avrebbero altra natura, e le prestazioni a pagamento dovrebbero essere messe a gara.

Non era così all’epoca del Consorzio monopolista. Che assegnava a discrezione incarichi, progetti, lavori. Spese fuori controllo che dopo la grande inchiesta culminata negli arresti del 2014 erano state passate al setaccio dalla magistratura e dalla Corte dei Conti. Ma anche dagli stessi amministratori straordinari del Consorzio nominati da Raffaele Cantone, il presidente dell’Anticorruzione. Adesso siamo quasi alla conclusione dei lavori. Restano in sospeso, oltre agli «inserimenti paesaggistici» anche le tante incognite tecniche, la gestione e i fondi (80 milioni l’anno) che dovranno essere assegnati per la manutenzione dell’opera.
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