Soldi sporchi, imbrogli e riciclaggio

La Finanza apre un’indagine sulla Dama di mezzo e i suoi rapporti con il camorrista provocatore e gli imprenditori
La Nuova di Venezia, 1 marzo 2018, sezione Cronaca

TREVISO. Un falso intermediario, ex camorrista, che propone grandi affari con soldi sporchi; una “donna chiave”, la Dama di mezzo, architetto trevigiano, che e a suo dire accetta di fare da intermediaria del business «solo per stanare la truffa». Una trattativa pericolosa quella immortalata dalle telecamere nascoste dell’inchiesta “Bloody money” di Fanpage, che solleva una pesantissima ombra sul mercato dei rifiuti e dei terreni da bonificare del Nordest chiamando in causa nomi noti, notissimi del panorama imprenditoriale Veneto lungo l’asse Venezia-Treviso. E ponendo, di fatto, un grande dubbio: e se la grande finzione nascondesse una sporca verità? È la domanda che si sono posti i vertici del comando provinciale della Guardia di finanza di Treviso, intenzionati ad approfondire quanto svelato dalla video inchiesta del sito internet napoletano. Perché proprio a Treviso sarebbero nati i rapporti tra il finto intermediario della camorra e Grazia Canuto, la 57enne trevigiana la cui figura di “esperta in tematiche ambientali” come si definisce, dai video appare quantomai controversa.

La camorra nella Marca? Perché l’intermediario intercetta proprio lei, Grazia Canuto, e non altri? Non è domanda da poco, per tutto quello che sottende. È lei stessa a spiegarlo: «Mi è stato presentato a Ponzano, alla Punto Riciclo». È l’azienda legata al “Centro di riciclo di Vedelago”, società fallita nel 2015 con un maxi buco milionario dopo essere stata portata in palmo di mano dai grillini come esempio virtuoso. Ma chi le presenta l’intermediario della camorra? La Canuto fa i nomi: «Stefano Fuso, Paolo Barnaba e Vito Andreola»; precisando che tra i tre e quell’uomo c’era «un rapporto molto confidenziale». I tre, sono le persone che hanno “rilevato” la società facendo uscire di scena l’amministratore delegato precedente, e che guidano il “Punto Riciclo” – società che aveva preso in affitto d’azienda le autorizzazioni all’attività di gestione rifiuti del fallito Centro di riciclo” – fino all’asta con cui il tribunale fallimentare cede incarichi e autorizzazioni alla società guidata da Bruno Zago, mettendoli all’angolo. Ma chi sono? Andreola è un tecnico, Barnaba un ex banchiere Unicredit, Fuso un volto noto, soprattutto nel Veneziano.

Rifiuti e profughi nel Veneziano. Scrivete “Stefano Fuso” su internet e vi si aprirà la cronaca delle tensioni sui migranti nel residence Mimose a Eraclea. Fuso è infatti la guida della cooperativa Solaris che aveva in gestione quello spazio, ma non solo. La Canuto lo presenta come «proprietario» del Punto Riciclo, figurava come dipendente del “Centro riciclo” ma approfondendo lo si scopre protagonista di altre iniziative, immobiliari e non solo. Tanto che nel libro “Profugopoli” di Mario Giordano, Fuso viene descritto con «un passato da amministratore di 21 società, regolarmente aperte e chiuse» attività che variano (chimica, trasporti, finanza, perfino yacht e a quanto pare rifiuti) e che lo portano al centro dell’attenzione di Giordano perché potenzialmente gestore (pagato) dell’accoglienza e proprietario della struttura pagata per accogliere.

Le figure ambigue. Grazia Canuto è quindi solo uno dei personaggi dello spaccato immortalato da “Bloody Money”, ma resta la regina del dubbio di questa vicenda: pesano le sue credenziali non confermate (docente dell’Università di Padova, membro di una Eurocommissione, consulente del Ministero) che lei liquida come «errori», ma soprattutto quel ruolo di tramite tra interessi diversi e milionari che la porta – da sconosciuta ai più – a trattare per Severin i terreni di Venezia. Canuto “esperta internazionale di rifiuti” il cui curriculum è introvabile. Eppure è «quella che ci consigliava per risolve i problemi», come la definisce Vito Andreola ricordando la sua collaborazione con il Punto Riciclo.

Diffide e legali. La Canuto e l’imprenditore Severin si sono affidati ai legali, hanno diffidato Fanpage da pubblicare il video e ora si dicono pronti a denunciare tutti per diffamazione. «Non è stato commesso alcun illecito» specificano gli avvocati, «la trattativa era volta solo a svelare una truffa», quella di Nunzio Perrella, l’ex camorrista che per Fanpage ha assunto il ruolo di agente provocatore e prometteva di pagare milioni “da lavare”, in cambio di terreni, e saggiava la disponibilità del Nordest.
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