Fanpage, dai convegni come esperta alle società fantasma: le mille vite di Graziella Canuto

Il castello della dama dei rifiuti in internet: presentazioni roboanti, ma nessuna sostanza. Lei attacca: «In 500 pronti a scendere in piazza per me»
Il Corriere del Veneto, 01 marzo 2018, edizione di Venezia e Mestre

Novembre 2011. «In vista della Conferenza dell’Onu sul clima di Durban» (!), Graziella Canuto sale sul palco della Camera di Commercio di Taranto. Il moderatore l’ha appena presentata come «bioarchitetto docente dell’Università di Padova». Lei non risulta essere mai stata professoressa dell’Università di Padova, ma, afferrato il microfono apre l’incontro così: «Vi porto i saluti del nostro Magnifico Rettore, che tanto avrebbe voluto essere presente». La situazione è grave ma non è seria, diceva Flaiano. Però qui la cosa più seria di tutte rischiano di essere i paccheri nella valigetta. Svelata la «Dama dei rifiuti», infatti, oggi restano gli interrogativi: chi è Graziella Canuto — o Grazia, o Maria Grazia, a seconda di come lei di volta in volta si presenta — la donna che sarebbe stata la mediatrice di questo maxi business del gas a Marghera e che non avrebbe avuto scrupoli nell’accettare i soldi della Camorra? Nata nel 1960 a Casale sul Sile, nel Trevigiano e poi laureatasi in Architettura a Venezia, a suo nome attualmente risulta la partecipazione in due società: la «Al.Pe» di Venzone (Udine), che ha come oggetto sociale «l’estrazione e la lavorazione di ghiaia e inerti» (ma non vi è ancora una data di inizio attività); e la «G.M. Music» di Treviso, una società in liquidazione che gestiva una discoteca. Qualche altra esperienza in passato, ma niente di più. Eppure su internet c’è un mondo. Conferenze, incontri, convegni dove la Canuto interviene come «esperta di bioedilizia», «bioarchitetta», «criminologa dell’Università di Padova». A chiamarla sono Università, Camere di Commercio, centri studio. E c’è pure un convegno organizzato dai Focolari poco tempo fa («Uomo e natura, per una nuova etica dell’ambiente»).

Non parliamo poi delle amministrazioni comunali, che sembrano essere i principali «clienti» della Canuto. Consulenze, incarichi. Lei d’altronde si fa vanti. Sul numero di ottobre della rivista «Il Piave» di Treviso la presentano così: «Professore di diritto penale criminale ambientale presso l’Università di Padova e membro del Ministero dell’Ambiente, nota per aver rappresentato l’Italia tanto di aver sottoscritto (sic!), grazie a incarichi istituzionali, il noto e prestigioso trattato di Kyoto». Lei, capite? Ma è come un grande castello. Nel 2010 la Canuto viene ospitata dal Comune di Sant’Agata de’ Goti nel Beneventano. L’amministrazione l’accoglie con la fanfara. Su internet si trova ancora un eccezionale comunicato stampa dell’epoca. Vale la pena leggerlo: «”Sant’Agata è una perla dell’architettura del nostro Paese”. Queste le prime parole del bioarchitetto Canuto che ieri è giunta in visita istituzionale a Palazzo San Francesco accolta dal sindaco Carmine Valentino.

La dottoressa è uno dei massimi esperti europei in termini di ambiente, bioetica (sic!) e rifiuti, componente della Commissione Eurofinanziamenti e vicepresidente del Centro di Ascolto del Disagio». A scanso di equivoci, ieri, l’abbiamo chiamata. «I miei clienti? Sono aziende che vogliono una programmazione nel campo dei rifiuti. Io sono una donna che propende all’ascolto. Mi siedo, sento quello che la gente vuole. La mia aspirazione è quella di vivere in un Paese con l’aria pulita. Se fossi nata in un’altra epoca avrei affrescato i soffitti e le case». Canuto ribadisce di aver lavorato al Sud, in Campania. «Il mio maestro è stato il grande sindaco-avvocato Carlo Piscitelli di Cervino, provincia di Caserta. Fu lui a chiamarmi nella Terra dei fuochi per gestire i problemi. Mi disse: “Architetto, se pensa di venire qui e di dialogare con questa gente – li vuole chiamare camorristi? li chiami gente senza cultura? – con il suo linguaggio non andremo da nessuna parte. Lei deve avere la sensazione che loro parlino un linguaggio normale e così potrà capire tante cose e loro si apriranno». I camorristi, abbiamo capito bene? «Sì, ma così abbiamo sgominato tanti di quei traffici di rifiuti. Oltre duecento denunce. È dura, sa! Sono morti due sindaci che lavoravano con me e anch’io ho rischiato la vita». Oggi, però, tutta sembrano abbandonarla. Anche se, ancora una volta, forse è il mondo di sopra che non coglie. «Ora incasso, ma poi sparerò le mie cartucce — si congeda lei — Ci sono già 500 persone pronte a scendere in piazza per difendermi e per andare contro Fanpage. E Perrella? Si trovasse un lavoro da padre di famiglia». Lui, sì.
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