«Su Sartori l’ingegnere è stato vago»

L’ex presidente Cvn raccontò di dazioni di denaro, ma non le ha circostanziate
La Nuova di Venezia, 23 febbraio 2018, sezione Regione

VENEZIA. In una parte della sentenza viene definita «personalità politica di elevato spessore». In un’altra «politica di spicco della realtà veneta e non solo». L’ex europarlamentare Amalia (Lia) Sartori, prima socialista e poi esponente di Forza Italia, potentissima della politica veneta, esce da questa vicenda completamente pulita, con una sentenza di assoluzione piena. Contro di lei c’era una doppia accusa di finanziamenti illeciti, in bianco e in nero. Per il collegio presieduto dal giudice Stefano Manduzio, non ci sono stati né gli uni, né gli altri. Per i soldi versati con regolare bonifico, non vi è prova, rileva il tribunale, della consapevolezza della Sartori che il denaro provenisse anziché da Coveco, dal Consorzio Venezia Nuova che non poteva versarlo visto il divieto normativo (195/1974)che non permette il compimento di finanziamenti o contributi ai partiti da parte di enti pubblici o di società con partecipazione di capitale pubblico.

Sartori era altresì accusata di aver ricevuto soldi in nero direttamente da Giovanni Mazzacurati, in occasione di un incontro avvenuto all’Holiday Inn il 6 maggio 2010. Il “grande accusatore” dell’ex europarlamentare era proprio l’ex presidente del Cvn. Tuttavia, rileva il tribunale, nell’interrogatorio del 9 ottobre 2013 l’ingegnere non è preciso nell’indicare luogo e tempo dei versamenti effettuati. E non c’è neppure uno specifico riferimento all’incontro in hotel, trattandosi – scrivono i giudici – solo di una risposta positiva alla domanda del pm la quale già conteneva i riferimenti al luogo e al tempo dell’incontro. La difesa rappresentata dagli avvocati Alessandro Moscatelli e Franco Coppi, aveva sostenuto che l’appuntamento era durato mezz’ora e che si trattava di un normale incontro tra due amici che si vedevano nei ritagli di tempo. Incontri durante i quali Mazzacurati le confidava le preoccupazioni per la malattia del figlio Carlo, il regista poi deceduto.

Assoluzione anche per l’architetto Danilo Turato che diresse i lavori per il restauro di villa Rodella di proprietà dell’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan. Nel suo caso si ipotizzava una partecipazione alla creazione di fondi neri.
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