Mr Mose. Sequestro da 21 milioni, ma i conti di Mazzacurati (e le cassette) sono vuoti

L’ex presidente di Venezia Nuova, oggi negli Usa, ha lasciato qui solo spicci. I magistrati hanno bloccato solo parte della liquidazione
Il Corriere del Veneto, 23 febbraio 2018, edizione di Venezia e Mestre

VENEZIA Si sono presentati nella filiale della Banca Nazionale del Lavoro, ma hanno trovato un conto completamente vuoto. E se pensavano di aver fatto «bingo» dopo aver scoperto che nello stesso istituto c’era pure una cassetta di sicurezza, l’apertura ha lasciato di nuovo a bocca aperta: all’interno non c’era nulla. Pochi spiccioli su un conto Friuladria: 1116 euro e 47 centesimi. Qualche migliaio di euro vale invece la quota del 70 per cento della Mazzacurati Sas (capitale sociale di 10 mila euro), mentre già da agosto ogni mese vengono sequestrati circa 2500 euro di pensioni, tra quelle dell’Inps e dell’Inarcassa (l’ente degli ingegneri).

Il tesoro di Mr. Mose
Il «tesoro» di Giovanni Mazzacurati, per lo meno quello conosciuto, è tutto qui. Non c’è altro, non ci sono i milioni di euro che sarebbe stato accusato di essersi tenuto e che aveva guadagnato in trent’anni alla guida del Consorzio Venezia Nuova (c’era chi aveva fatto il conto di una cinquantina di milioni di stipendi). Tanto che per eseguire quel maxi-sequestro da 21 milioni e 750 mila euro (cioè la somma di tangenti e false fatture) disposto d’urgenza nel luglio scorso e ieri confermato dopo una lunga istruttoria dai giudici della Corte dei Conti, si è dovuto attingere a quel milione e 154 mila euro che è l’ultima tranche della maxi-liquidazione da 7 milioni che il comitato direttivo del Consorzio gli aveva dato alcuni mesi dopo il suo addio nel giugno del 2013. Soldi che per ora ha il Consorzio Venezia Nuova, «congelati» sui propri conti e accantonati nel bilancio, visto che su di essi pende un decreto ingiuntivo chiesto e ottenuto da Mazzacurati, che però il Consorzio ha già appellato.

La liquidazione dell’ultimo minuto
I commissari del Cvn infatti avevano subito bloccato quell’ultimo pezzo della liquidazione, sostenendo che gli fosse stata attribuita con procedure illegittime, con una riunione blitz in cui venne dato agli allora membri del direttivo Pio Savioli e Alessandro Mazzi (poi arrestati per le tangenti) il compito di definire la cifra, stabilita in pochi minuti e con un «verbalino» di mezza paginetta. L’unico ad astenersi fu Duccio Astaldi, alla guida di Condotte, ma la liquidazione viene confermata.
Questo per dire che l’unica somma veramente grossa è ancora sub iudice, anche se la Corte dei Conti, di fronte alle osservazioni al riguardo del Consorzio Venezia Nuova, ha scritto che «risulta irrilevante la menzionata esistenza del contenzioso, peraltro ancora pendente in primo grado».

Milioni probabilmente portati all’estero
Dove sono allora i soldi di Mazzacurati? E’ la stessa domanda che gli inquirenti della Guardia di Finanza, che hanno condotto la lunghissima inchiesta sulle tangenti del Mose sotto la guida dei pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, si fecero nel momento in cui cercarono i soldi di Renato Chisso, l’ex assessore regionale alle Infrastrutture, sul cui conto corrente trovarono solo 1500 euro. Nel caso di Mazzacurati, però, è evidente che i soldi hanno preso la via d’oltre oceano insieme al suo proprietario, oltre ad aver mantenuto per anni la «famiglia allargata», che dagli atti dell’inchiesta risultò piuttosto esigente e vorace. Dalla primavera del 2014, quando la «grande retata» doveva ancora arrivare (gli arresti sarebbero scattati il 4 giugno successivo), Mazzacurati – che era stato il testimone chiave delle accuse ai politici, ai funzionari pubblici e agli imprenditori – vive a La Jolla, paesino sull’oceano a due passi da San Diego, in California. La procura della Corte dei Conti, guidata da Paolo Evangelista, potrebbe anche cercare di andare a caccia di soldi lì, ma ci sono due problemi: il primo è la difficoltà di fare un’operazione del genere in un paese straniero, tanto più gli Stati Uniti sono molto garantisti; il secondo è il fatto che molto probabilmente non c’è più nulla di intestato a lui anche negli Usa, visto che la sua «fuga» arrivò dopo l’arresto del 12 luglio 2013 per l’inchiesta sui lavori al porto e la sua collaborazione con i pm. E’ chiaro dunque che si sia cautelato dalle possibili inchieste future e soprattutto dai sequestri.

«Noi continueremo a cercare»
Ma il procuratore Evangelista non demorde: «Siamo soddisfatti che la Corte abbia confermato il nostro impianto – commenta – Noi comunque continueremo a cercare ogni altro bene e se lo troveremo lo sequestreremo». Ora la procura entro 60 giorni dovrà fare l’atto di citazione, quindi si aprirà il processo contabile vero e proprio: solo quando (e se) Mazzacurati fosse condannato, tutti gli importi sequestrati potrebbero essere confiscati. Nel frattempo lui di fronte ai giudici, per ora, non si è nemmeno costituito.
Link all’articolo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...