«Il dossier sui punti critici dell’opera non è mai arrivato al Provveditore»

La Nuova di Venezia, 23 febbraio 2018, sezione Regione

Non c’è soltanto la corruzione nello scandalo del Mose. Ma una serie di guai tecnici ancora irrisolti, di previsioni sbagliate e costi sottostimati fatti nell’era del monopolio Mazzacurati. Adesso i nodi vengono al pettine. E i commissari straordinari, che dal 2014 governano il Consorzio Venezia Nuova hanno inviato a Roma un dossier con i punti critici della grande opera. «Per sistemare i primi guai ci vorranno almeno 100 milioni di euro aggiuntivi», si legge nella relazione. Tra le emergenze, la corrosione di alcune parti delle cerniere (tensionatori), le infiltrazioni d’acqua nei giunti dei cassoni. Oltre ai danni provocati dal crollo della lunata del Lido e delle porte della conca di navigazione a Malamocco, il non funzionamento del jack-up, la nave attrezzata per lo spostamento delle paratoie, i sedimenti. Un’emergenza continua, che allunga i tempi e fa aumentare i costi. Allontanando anche il termine per la conclusione dell’opera, annunciato per il 31 dicembre 2021. «Tutto quello che si poteva guastare del Mose si è guastato», scrive adesso la deputata veneziana M5s , Arianna Spessotto. La parlamentare afferma di aver saputo che il dossier inviato a Roma non è mai stato trasmesso al provveditore alle Opere pubbliche.
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