«Mose, Mazzacurati paghi 21 milioni di risarcimento»

L’ex presidente scampa al processo penale, ma non a quello della Corte dei Conti Il giudice convalida il maxi sequestro della Procura e blocca buonuscita e pensioni
La Nuova di Venezia, 22 febbraio 2018, sezione Regione

VENEZIA. L’unico conto che Giovanni Mazzacurati, padre-padrone del Mose, pagherà alla giustizia è quello che gli ha presentato la Corte dei Conti del Veneto. Scampato all’incriminazione penale in quanto non processabile per motivi di salute, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova dovrà però risarcire lo Stato con 21 milioni 750 mila euro. È la somma che gli ha contestato la Procura contabile con il maxi-sequestro conservativo autorizzato la scorsa estate e ora convalidato dal giudice Daniela Alberghini.

Il danno da tangente. La conferma del provvedimento, con l’ordinanza firmata il 14 febbraio e notificata ieri alle parti, è fondata sul presupposto del “danno da tangente”: le mazzette pagate per oliare politici e funzionari pubblici, e ottenute attraverso al creazione di fondi neri tramite fatture su operazioni inesistenti (in particolare per il materiale lapideo), hanno determinato un incremento del costo dell’opera a carico dello Stato. Aumento che la Procura contabile ha calcolato in oltre 21 milioni da risarcire al ministero delle Infrastrutture. Chiamato al pagamento è Mazzacurati, individuato dalla indagini della Guardia di Finanza come il dominus del Mose e del suo apparato corruttivo. È a lui che la magistratura contabile ha inviato il conto pur non essendo un dipendente pubblico (su cui la Corte ha competenza). Pubblico è però il ruolo del Cvn che ha realizzato con soldi dei cittadini la progettazione e la messa in opera delle paratie determinando così l’instaurarsi di un rapporto di servizio con lo Stato. Confermata dunque la competenza della Procura a chiedere i soldi a Mazzacurati, il giudice ha ritenuto altresì fondate le ragioni della misura. E più precisamente il fumus del provvedimento viste le condotte illecite emerse nel corso dell’inchiesta e il pericolum in mora (il rischio di dispersione delle garanzie) considerata la rilevanza del danno e i tempi di attesa prima della sentenza di merito.

Il recupero della somma. Sotto sequestro è finito il credito di 1 milione 154 mila euro vantato da Mazzacurati nei confronti del Cvn. L’ex presidente aveva chiesto una buonuscita milionaria che in parte ha incassato; la quota restante è stata invece “intercettata” e tornerà allo Stato. E poi i conti correnti, anche se sono stati trovati soltanto spiccioli: poco più di mille euro al Crédit Agricole della Friuladria di Pordenone e niente alla Banca del Lavoro. Completamente svuotata la cassetta di sicurezza. Congelate le pensioni: 471,28 euro mensili erogati dall’Inps (la quota corrispondente al quinto della parte eccedente il minimo di 672 euro) e 2.072 euro versati da Inarcassa (la Cassa degli Ingegneri). Infine sono state messe sotto sequestro le quote sociali della “Ing. Giovanni Mazzacurati”.

Una nuova strada. Il provvedimento segna un precedente e traccia la strada per altre, future, misure di tutela pubblica. «Hanno trovato conferma alcune impostazioni tecniche anche innovative e questo ci conforta nel proseguire in tale strategia», spiega il procuratore capo Paolo Evangelista che fin dal suo insediamento ha annunciato tolleranza zero e pugno di ferro contro la corruzione. Tra gli aspetti innovativi il fatto che Mazzacurati non è un dipendente pubblico: la Corte dei Conti ha “esteso” il suo intervento ad ambiti rimasti finora esclusi. Il percorso non è stato facile: «C’era un problema di tempi lunghi per le notifiche a causa della residenza all’estero», sottolinea il magistrato, «Inoltre non c’erano pronunce del giudice penale nei confronti di Mazzacurati e pertanto la prospettazione dei fatti è frutto di valutazioni autonome del giudice contabile». Una materia complessa e delicata, viste anche le condizioni di salute dell’ex presidente Cvn e al contempo la necessità di agire rapidamente impedendo a Mazzacurati di intascare la buonuscita riconosciutagli dal tribunale con decreto: «Encomiabile è stata l’attività del Comando provinciale della Guardia di Finanza che ha ricostruito gli elementi probatori finora emersi», conclude Evangelista, «Fondamentale la collaborazione con la Procura di Venezia: i protocolli stretti stanno dando i loro frutti».
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