Deposito di Gpl, critiche e accuse dai due comitati

La Nuova di Venezia, 21 febbraio 2018, sezione Cronaca

CHIOGGIA. Aspo in mezzo alla bufera da un anno e mezzo per la vicenda gpl. I due comitati, No Gpl e rilancio del porto, non hanno mai lesinato critiche all’Azienda speciale per le scelte fatte sui destini di Punta Colombi, lì dove doveva nascere il mercato ittico all’ingrosso e dove invece si sta realizzando un deposito costiero da 9.000 metri cubi di gpl. I comitati più volte, e sempre pubblicamente, hanno accusato Aspo di aver lavorato poco per la promozione del porto e di essersi concentrata molto su altre vicende, espropriando ad esempio terreni privati con soldi pubblici e dandoli in affitto a Costa Bioenergie per 40 anni, senza nemmeno prima iscrivere i terreni al Demanio.

«Negli ultimi anni il porto non è stato valorizzato come doveva», spiega Alfredo Calascibetta, presidente del comitato rilancio del porto, «Attendiamo i fondali, ma attendiamo anche il nuovo Prg del porto che metta ordine sulle competenze e che permetta di assegnare nuove aree a chi ha numeri per fare impresa. Non sono state sfruttate le enormi potenzialità che ha, non solo marittime, ma di terminal, ferrovia e logistica integrata. Gli attori del porto, imprese, spedizionieri, agenzie, sono stati esclusi dalla programmazione e dalla discussione sui destini dello scalo». I No Gpl hanno contestato a Aspo di aver per prima dato il via all’iter per il deposito, approvando in un cda del 2014 l’aumento delle metrature concesse alla ditta per quella che doveva essere una semplice attività di bunkeraggio e che via via si è trasformata in un terminal gasiero.

L’Azienda speciale nella primavera scorsa si è rivolta allo studio Domenichelli di Padova per avere un parere legale sulla legittimità dell’iter seguito e gli avvocati hanno confermato la regolarità. «Noi invece nutriamo molti dubbi», spiega Roberto Rossi, presidente dei No Gpl, «e siamo certi che con il trasferimento delle aree portuali al Demanio qualcuno si prenderà la briga di capire se un ente che non è proprietario possa permettersi di subaffittare i terreni e per un periodo di tempo così lungo. Sull’operato di Aspo abbiamo presentato più di un esposto in Procura e alla Corte dei conti e confidiamo che ci siano delle verifiche».
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