Le aree dell’ex Vedril per il Centro di ricerca internazionale Enea

La zona del Petrolchimico offerta da Comune e Regione per partecipare al progetto da 500 milioni di euro
La Nuova di Venezia, 31 gennaio 2018, sezione Cronaca

L’area individuata è quella dell’ex MT2 per la produzione di lastre di metacrilato, nota a chi ha lavorato a Porto Marghera come ex Vedril, sei ettari di impianto dismesso dentro al Petrolchimico di Marghera dove è in corso la demolizione dei vecchi impianti. La mette a disposizione Syndial visto che fa parte dei 107 ettari destinati al Comune con accordo del 2012. Le foto che il Comune pubblica a corredo della delibera con relative mappe, mostrano lo stato di abbandono dell’area in demolizione: la conclusione dei lavori è stimata per il primo semestre di quest’anno per il primo fabbricato e per fine anno per gli altri. Ecco l’area individuata dalla giunta Brugnaro per partecipare, assieme alla Regione del Veneto, al bando promosso da Enea per candidare Porto Marghera quale primo Centro di ricerca internazionale per l’esperimento DTT in Italia.

La sigla sta per Divertor Tokamak Test, che prevede di costruire un dispositivo per gli studi sulla generazione di energia elettrica da fonti alternative ad emissioni zero, realizzando un speciale impianto radiogeno, classificato come impianto non nucleare. Un investimento da 500 milioni di euro sostenuto da Enea, ente pubblico per la ricerca, innovazione tecnologica nei settori dell’energia, dell’ambiente e dello sviluppo economico sostenibile attraverso un mutuo europeo da 250 milioni erogato dalla Banca europea degli investimenti; da finanziamenti nazionali per 160 milioni; da contributi di Eurofusion (valore 60 milioni) e della Repubblica popolare cinese (che mette a disposizione componenti per 30 milioni) ed è partner scientifico del progetto che ha l’ambizione, dichiarata anche nella delibera comunale, di produrre «un ritorno complessivo di 2 miliardi di euro e un impatto occupazionale di circa 2.000 posti di lavoro di cui oltre 250 addetti diretti.

Enea punta ad individuare in Italia un sito dove realizzare il progetto. E Comune e Regione hanno deciso di candidare l’area del Petrolchimico che il Piano di assetto del territorio definisce come area destinata a riconversione dotata di accessibilità dall’ingresso del Petrolchimico e dalla Provinciale 24, con linea ferroviaria, reti elettriche, gas, telefoniche, sottoservizi, rete antincendio e una destinazione, da variante Prg, principalmente per industria, attività portuali, di distribuzione e produzione di energia, interscambio merci ma compatibile con funzioni commerciali e direzionali o di terminal passeggeri. La scheda tecnica dell’area mostra anche la distesa di vecchi tubi che potrebbero lasciare il posto al centro internazionale per gli studi sulla generazione di energia elettrica da fonti alternative dell’Enea e che ha subito rassicurato il Comune non «avrà alcun impatto sulla salute della popolazione». A candidare l’area ex Vedril del Petrolchimico sarà ufficialmente la Regione Veneto nei prossimi mesi. Gli altri attori dell’operazione sono l’Università di Padova, e Comune, e Syndial (Eni) che mette a disposizione i terreni.
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