Contenzioso per 35 milioni nell’area Pili

Intervento da 48 milioni da parte del Consorzio per le bonifiche. Il rapporto denuncia la presenza di radon e sostanze tossiche
La Nuova di Venezia, 25 gennaio 2018, sezione Cronaca

Quarantotto milioni di soldi pubblici per mettere in sicurezza i Pili. Il certificato di collaudo dei lavori eseguiti nell’area porta la data del 1° luglio 2013, ed è firmato dall’allora direttore del Consorzio Venezia Nuova Hermes Redi, dal dirigente del Magistrato alle Acque Fabio Riva, dai collaudatori Adriano Rasi Caldogno e Luciano Paperini, dai direttori dei lavori Lucio Zollet, Chiara Perale e Aldo Pasqualin. Certifica che dopo quasi dieci anni gli “Interventi di bonifica con misure di sicurezza dell’area demaniale I Pili” sono stati eseguiti a regola d’arte.

Che tipo di lavori erano stati commissionati al Consorzio Venezia Nuova e perché?

Le 63 pagine del documento di collaudo tracciano la storia e le motivazioni di quegli interventi. Già dalla fine degli anni Ottanta, studi e rilievi effettuati dal Comune certificano che in quell’area è alta la presenza di inquinanti e di sostanze tossico-nocive. «Residui industriali delle produzioni degli anni dal 1950 al 1975», si legge nella relazione, «con la presenza di fosfogessi». Sostanze tossiche e anche radioattività, con l’emissione pericolosa di radon e sostanze ionizzanti. «Fattori di rischio elevati», c’è scritto nelle relazioni inviate alla Regione e all’Usl, anche per lo sversamento di acque inquinate in laguna.

Si mette a punto allora un progetto di intervento urgente e di marginamento delle rive. Di scavo dei fanghi nei pressi dell’area, poco più di 40 ettari fra il Ponte della Libertà, la parte Nord dell’isola delle Raffinerie. Il Magistrato alle Acque affida nel 2003 l’incarico di progettazione alla Technital, società che ha progettato il Mose. I lavori saranno eseguiti dal Consorzio, utilizzando i fondi messi a disposizione dalla Montedison con l’accordo transattivo per il disinquinamento di Marghera del 2001. Le indagini vengono ripetute, e anche nel 2002 confermano la presenza di sostanze tossiche, livelli elevati di metalli pesanti e sostanze chimiche pericolose nei terreni. Si decide allora di intervenire con lavori che dovevano durare 4 anni. L’incarico viene dato dal Consorzio alla società Fisia Impianti, che si avvale di un’Ati (Associazione temporanea di imprese) composta da Mantovani e Socostramo – entrambe poi finite nell’inchiesta Mose e disinquinamento – con subappalto alla Vittadello e ad altre imprese.

Nel frattempo però il terreno demaniale viene acquistato all’asta dalla società “Porta di Venezia srl”, di proprietà dell’imprenditore Luigi Brugnaro, allora non ancora sindaco. Comincia il contenzioso legale, perché l’Avvocatura dello Stato intende rientrare in possesso dei soldi spesi, 35 milioni di lavori, oltre agli oneri del concessionario e a tre Perizie di Variante successive. I legali di Brugnaro resistono e fanno ricorso al Tar. Il giudizio è ancora pendente. I giudici dovranno ora decidere se il disinquinamento tocchi allo Stato – che si rivale sugli autori dell’inquinamento – oppure ai nuovi proprietari. Questione non di poco conto, che vale almeno 35 milioni euro.

Il terreno acquistato da “Porta di Venezia” era stato venduto all’asta per 5 milioni di euro, valore abbastanza basso perché riguardava terreni inquinati, che adesso li potrebbero diventare la sede di nuovi interventi urbanistici con il palasport e nuovi insediamenti.

La bonifica peraltro non è conclusa. È finita la “messa in sicurezza”, con lo scavo dei fanghi inquinati e il dragaggio del canale, il marginamento per impedire che sostanze inquinanti finiscano in laguna o nelle falde acquifere. Restano le “sostanze tossico-nocive” sepolte nel sottosuolo. Che hanno a quanto pare ancora un problema di radioattività. I lavoratori Avm dell’area Ztl che operano lì dal 2003 chiedono garanzie sulla salute. Si dovranno decidere le modalità della bonifica per rendere dopo tanti anni innocue le radiazioni che vengono dai materiali tossici sepolti nel sottosuolo.
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