Poca pioggia, tanto smog. Se nel 2017 il Veneto è «affogato» nelle Pm10

Picchi oltre i limiti di legge, report dell’Arpav, a Padova e Mestre l’aria peggiore
Il Corriere del Veneto, 19 gennaio 2018, edizione di Venezia e Mestre

VENEZIA Tre mesi a respirare polveri sottili, quelle che si incastrano nei bronchi e non vanno via. Il conto lo vediamo dalla tosse secca che non passa mai e la colpa è della qualità dell’aria che in Veneto si è respirata nello scorso anno. Un anno da dimenticare, dice il primo rapporto Arpav riassuntivo pubblicato ieri, con poche piogge e nulla a portare via l’inquinamento da particolato dall’aria che si respira nelle città. Le peggiori, Padova e Mestre.

La situazione in Veneto
Tra La Mandria, l’Arcella, Granze, e la zona industriale, le centraline di Padova hanno registrato una nube di microparticelle che in pratica è stata costantemente sopra la soglia di sicurezza dei 50 microgrammi per metro cubo d’aria per 102 giorni alla Mandria – il record negativo del Veneto – 93 in zona industriale, 92 a Granze, 90 all’Arcella. Il limite di legge per ogni anno è 35 giorni. Le aree punteggiate da fabbriche, ciminiere e camion si confermano le peggiori: l’aria più sporca di microparticelle si è respirata a Mestre, in via Tagliamento, dove per 94 giorni il limite è stato superato (ma anche via Beccaria con 88 e l’oasi verde del parco di Bissuola contaminata per 77 giorni non se la passano bene) e poi nel Quartiere Italia a Vicenza, 90 volte sotto la soglia di qualità. Treviso in via Lancieri e a Sant’Agnese sta poco sotto (83 giorni), Largo Martiri a Rovigo 80 sforamenti, San Bonifacio a Verona 79. Si salva solo Belluno perché la montagna riesce a stare sopra la soglia di smog della pianura padana che, però, certe volte riesce pure ad arrivare in vetta: 5 volte a Pieve d’Alpago. Il periodo peggiore è stato gennaio che a causa delle scarse piogge ha avvolto la pianura in una cappa: da 10 a 20 giorni di superamento del valore limite giornaliero, soprattutto nell’ultima settimana dove – ricorda Arpav – le polveri erano arrivate a concentrazioni fino a tre volte e mezza superiori ai valori limite: 180 microgrammi.

L’opinione degli esperti
«Un anno piuttosto difficile per le polveri – ammettono gli esperti – Durante i mesi invernali si sono instaurati lunghi periodi di stabilità atmosferica con scarse piogge, che hanno favorito l’accumulo del particolato nei bassi strati dell’atmosfera. Risultato particolarmente critico se confrontato con il 2016, caratterizzato invece da un inverno più piovoso, con frequenti episodi di pulizia dell’atmosfera». Il confronto è impietoso. Alla Mandria, la pecora nera, gli sforamenti nel 2016 erano stati 66, una volta e mezza in meno; idem in via Lancieri a Treviso e solo Vicenza (quartiere Italia) aveva fatto peggio, con 71.Distribuite nel corso dei 365 giorni dell’anno, le concentrazioni di polveri sottili medie restano comunque intorno alla soglia dell’accettabilità fissata dalla medie annuali nel valore limite di 40 microgrammi per metrocubo d’aria, rispettato quasi ovunque eccetto che alla Mandria (42 ) e Granze (41 g/m3). Eppure l’Arpav segnala le concentrazioni medie annue si avvicinano pericolosamente alla soglia almeno in una dozzina di centraline, con un incremento rispetto a quelle misurate nel 2016. Il 2018 pare iniziato sotto auspici diversi. Negli ultimi dieci giorni c’è stato un picco martedì scorso a Padova, Verona e Vicenza per il Pm10 ma le polveri ultrasottili Pm2,5 è da giovedì della scorsa settimana che sono sopra la soglia a Vicenza e Padova.

Le previsioni
Il bollettino Arpav delle previsioni di ieri dice che non ci saranno picchi per quattro giorni di seguito tali da far scattare le misure di contenimento su traffico e impianti di riscaldamento ma non respireremo aria pulita: il modello di previsione annuncia che venerdì la soglia dei 50 microgrammi di Pm10 potrebbe essere superata lungo tutta la direttrice Verona-Vicenza-Padova-Treviso- Venezia mentre sabato l’area inquinata dovrebbe restringersi alla zona compresa tra Selvazzano e Mestre.
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