Operaio morto al Petrolchimico: assolto ex dirigente 87enne

Piergiorgio Gatti accusato di omicidio colposo per il decesso di un uomo nel 2014. Era già stato condannato a 18 mesi nel maxi processo per i tumori collegati al Cvm
La Nuova di Venezia, 12 luglio 2019, sezione Cronaca

VENEZIA. Operaio morto al Petrolchimico, assolto per non aver commesso il fatto Piergiorgio Gatti, 87 anni, originario di Piacenza, ex vicecapo della Divisione Petrolchimica della Montedison da maggio a ottobre 1971 e a seguire direttore generale della stessa Divisione da ottobre 1971 a gennaio 1973. Così ha deciso ieri mattina la giudice monocratica Daniela Defazio a conclusione del procedimento per omicidio colposo per la morte di E.B., sopraggiunta l’8 maggio 2014 a causa di un angiosarcoma epatico diagnosticato un anno prima. L’operaio aveva lavorato dal 1960 al 1985 nel reparto CV6 della Montedison, occupandosi in particolare della pulizia delle autoclavi.

Secondo l’accusa, dunque, sarebbe stato a contatto con il Cvm, il cloruro di vinile monomero, senza indossare le protezioni adeguate. Per Gatti, il sostituto procuratore Giorgio Gava aveva chiesto la condanna a 20 giorni in continuazione con la condanna a 1 anno e 6 mesi comminata allo stesso Gatti nel maxi processo per le morti dei dipendenti del Petrolchimico per i tumori collegati all’esposizione di Cvm.

Pena, questa, stabilita dalla Corte d’Appello nel 2014 dopo l’assoluzione in primo grado, e confermata dalla Cassazione nel 2016. Ma la giudice monocratica ieri ha deciso di non accogliere la tesi dell’accusa su quest’ultima morte, assolvendo l’imputato. Nel procedimento per il decesso dell’operaio E.B. sarebbero stati coinvolti anche gli ex dirigenti della Montedison Emilio Bartalini, Renato Calvi, Alberto Grandi e Giovanni Monforte D’Armino, già condannati nel maxi processo per i morti da Cvm. Ma nel frattempo sono tutti morti, tranne Gatti che oggi ha 87 anni.

Secondo l’accusa, l’operaio aveva contratto la malattia «per effetto della prolungata esposizione al cloruro di vinile subìta nel luogo di lavoro». L’allora dirigente avrebbe omesso di adottare ogni soluzione per prevenire l’insorgenza di tumori ed altre malattie nei pazienti. Accuse, queste, sulle quali la difesa ha dato battaglia. Ieri la sentenza di assoluzione che per l’imputato mette fine all’incubo. Le motivazioni della giudice si conosceranno nelle prossime settimane.
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Processo Mose, Orsoni “salvato” dalla prescrizione

Il Gazzettino di Venezia, 12 luglio 2019, cronaca di Venezia e Mestre

VENEZIA La Corte d’appello di Venezia ha deciso sul processo Mose accogliendo, di fatto, le richieste della Procura generale: l’ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, e l’ex presidente del Magistrato alle acque, Maria Giovanna Piva, non hanno vista riconosciuta l’assoluzione piena. Per loro rimane l’assoluzione per una parte dei capi d’accusa e reato prescritto per gli altri, come era avvenuto in primo grado.

Il collegio ha dichiarato il non doversi procedere per l’ex ministro Altero Matteoli ritenendo «il reato estinto per morte dell’imputato» e revocando «le corrispondenti situazioni civili». Per l’imprenditore Erasmo Cinque viene confermata la condanna a quattro anni per corruzione ma gli viene ridotta la confisca di beni a 9 milioni di euro. Infine per l’imprenditore Nicola Falconi scatta il non doversi procedere per prescrizione del reato mentre per l’ex presidente di Adria infrastrutture, Corrado Crialese, la pena è stata rideterminata in un anno e otto mesi. A tutti gli imputati vengono accollate le spese processuali mentre Cinque, Falconi e Crialese hanno visto una diminuzione di quanto dovuto, a vario titolo, alle parti civili.
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