Mose, indagini della Finanza sulla lunata di San Nicolò: si sospetta il danno erariale

Opera costata 43 milioni di euro, crollata in mare pochi giorni dopo il collaudo. Un esposto del 2011, inchiesta avviata nel 2016. Investigatori delle fiamme gialle al Consorzio
La Nuova di Venezia, 29 ottobre 2020, sezione Cronaca

La Finanza indaga sulla lunata di Lido. E sul danno erariale che sarebbe stato causato all’amministrazione dello Stato per un intervento «non fatto a regola d’arte». Indagine che riparte e che punta a illuminare i tanti lati oscuri della vicenda Mose, non del tutto chiariti dall’inchiesta penale del 2014. In questi giorni finanzieri del Nucleo della Tutela Spesa pubblica della Gdf si sono presentati al Consorzio Venezia Nuova per chiedere documentazione.

Preludio al proseguimento di un’inchiesta avviata qualche anno fa. Già nel 2011 un privato aveva segnalato con un esposto alla Corte dei Conti la sussistenza del «danno erariale». La lunata era stata costruita su indicazione del Comitatone per «ridurre la marea». 43 milioni di euro il costo, per una una serie di scogli bianchi davanti alla diga foranea di San Nicolò. Ma pochi giorni dopo essere stata inaugurata e collaudata, la diga era franata in mare. Un crollo che secondo l’impresa realizzatrice dei lavori, la Mantovani, non poteva essere imputato ai lavori. Nemmeno al progettista Alberto Scotti della Technital, lo stesso ingegnere del Mose. Contestazioni e richieste reciproche di danni. Per sapere come sia stato possibile il crollo. Tra le ipotesi anche la realizzazione della base degli scogli non fissata con il calcestruzzo. Continua a leggere

Mose. Conca e lunata di Lido, opere sbagliate. Danni a carico di progettisti e imprese

Il rapporto firmato da Linetti, Zincone e Berti inviato ai commissari e alla Corte dei Conti. Costo di oltre 400 milioni
La Nuova di Venezia, 28 ottobre 2020, sezione Cronaca

La conca e la lunata sono state progettate e realizzate con errori gravi. Imprese e progettisti ora devono risarcire i danni. Un rapporto durissimo, quello messo nero su bianco dall’ex presidente del Provveditorato, Roberto Linetti, dal provveditore Cinzia Zincone e dal consulente tecnico Mario Berti. Un atto di accusa inviato anche agli amministratori straordinari del Consorzio Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola, e alla Corte dei Conti. Si ipotizza un danno erariale di centinaia di milioni. E il ritardo conseguente alla conclusione di tutti i lavori del Mose. La Procura della Corte dei Conti ha già avviato negli ultimi anni diversi accertamenti sulle opere «non fatte a regola d’arte». Adesso arriva il nuovo rapporto.

Nel mirino la conca di navigazione di Malamocco. Tornata alla ribalta negli ultimi giorni per i danni evidenti portati all’economia portuale dai prolungati sollevamenti della barriera del Mose per le acque alte. «Sistemare subito la conca», la richiesta arrivata. Ma la conca sembra difficilmente adattabile alle esigenze della nuova navigazione. Nel febbraio del 2015 la sua porta lato mare era stata gravemente danneggiata dal maltempo. Ma anche la porta lato laguna si è rivelata non adatta a sostenere le spinte. La conca di Malamocco è stata progettata dalla Technital di Alberto Scotti, l’ingegnere progettista del Mose. Realizzata dall’impresa Cordioli, poi fallita. Un costo di 330 milioni di euro, grande opera richiesta dal Comune nel 2003 (sindaco era Paolo Costa, già ministro e futuro presidente del Porto), per rendere “indipendente” la portualità dalle opere di salvaguardia.

Ma la conca è sbagliata e pericolosa. Anche i piloti avevano dato allora parere contrario, vista la difficoltà di manovrare con quegli angoli stretti in mezzo al cemento le grandi navi in condizioni di mare agitato. Continua a leggere