I medici di base sono sempre meno e aumenta la mortalità per tumore

La nostra provincia tra le ultime in Italia per numero di medici generici e per decessi da cancro Il presidente dell’Ordine: «Fondamentale la prima linea del fronte per una diagnostica tempestiva»
La Nuova di Venezia, 21 maggio 2019, sezione Cronaca

Come si vive a Venezia? Non particolarmente bene, ma c’è chi se la passa decisamente peggio. È quanto emerge da un report pubblicato da Il Sole24Ore che ha stilato la classifica della qualità della vita nelle province italiane, prendendo come parametri alcuni aspetti legati alla salute: l’incidenza delle malattie sul territorio, la possibilità di curarle attraverso farmaci, il tasso di mortalità legato ad alcune patologie. In questa particolare classifica, Venezia si colloca al 36esimo posto su 107. Meglio Padova (9°), Verona (11°), Treviso (12°) e Vicenza (18°). Peggio invece Rovigo, che si colloca al 105esimo posto di un elenco in cui primeggia Bolzano e che vede come fanalino di coda Rieti.

Se si guardano i 12 parametri presi in considerazione dal quotidiano economico per stilare la classifica, si scopre che Venezia ha alcuni aspetti dolenti. Balza agli occhi che Venezia è all’81° posto per mortalità per tumore, calcolata alla luce del numero di morti ogni 1.000 abitanti nei cinque anni presi in esame (2012-2016). Che significa che a Venezia l’incidenza tumorale è elevata e che, rispetto a molte altre città, i morti sono tanti. «Tra le diverse cause», spiega il presidente dell’Ordine dei medici Giovanni Leoni, «c’è l’inquinamento ambientale a cui si sommano i cattivi stili di vita: il tabagismo, l’abuso di alcolici e la scorretta alimentazione». C’è poi un altro aspetto legato alla diagnostica. Tra i diversi parametri, Venezia risulta infatti all’86esimo posto per numero di medici di medicina generale, calcolati valutando il numero di professionisti attivi ogni 1.000 abitanti a marzo 2019. Continua a leggere

Ecografia dei fondali lagunari finisce su una rivista scientifica

La Nuova di Venezia, 21 maggio 2019, sezione Cronaca

Quando a Venezia calava la notte e la città veniva avvolta nel silenzio, il piccolo motoscafo Litus usciva dall’Arsenale per setacciare, centimetro dopo centimetro, i fondali della laguna. La ricerca, documentata nel 2013 da La Nuova Venezia in un reportage notturno sul Canal Grande, ora è stata pubblicata sulla rivista “Scientific Reports” del gruppo Nature. I protagonisti sono i brillanti scienziati del Cnr di Venezia che hanno documentato, grazie a un ecoscandaglio di ultima generazione, una dettagliata mappatura di quello che c’è sotto l’acqua. Il metodo utilizzato potrà essere utilizzato in altre lagune e aree costiere per capire quanto sia d’impatto l’attiva dell’uomo.

«Grazie a una sorta di ecografia del fondale», spiega la ricercatrice Fantina Madricardo, prima firmataria dell’articolo con il precedente direttore del Cnr Venezia Fabio Trincardi, Carlotta Toso, Alessandra Kruss, Antonio Petrizzo, Elena Catenacci, Valentina Grande, Elisabetta Campiani e Federica Foglini, «sono stati per la prima volta documentate tracce di dragaggi, solchi incisi dalle chiglie di navi fuori rotta, dai motori delle barche e dalle eliche dei vaporetti alle fermate che, in condizioni di bassa marea, in un certo senso arano il fondale». Continua a leggere